Hina Saleem, la ragazza di origini pakistane uccisa dai parenti nel 2006 a Brescia: aveva 21 anni
Hina Saleem, la ragazza di origini pakistane uccisa dai parenti nel 2006 a Brescia: aveva 21 anni
di Alberto Pieri Aggredita e pestata più volte perché si rifiuta di indossare il velo. Tra le pareti della sua casa, ogni giorno, da mesi. È l’ennesima storia di soprusi in famiglia – stando all’accusa – che affiora nel nostro Paese. Una storia fortunatamente svelata in tempo, che assomiglia drammaticamente a quella di Hina Saleem, la ragazza di origini pakistane uccisa a 21 anni dai familiari nel 2006 a Brescia perché "voleva vivere all’occidentale", o a quella più recente di Saman Abbas, sempre pakistana, scomparsa nel nulla il 30 aprile nel Reggiano sempre...

di Alberto Pieri

Aggredita e pestata più volte perché si rifiuta di indossare il velo. Tra le pareti della sua casa, ogni giorno, da mesi. È l’ennesima storia di soprusi in famiglia – stando all’accusa – che affiora nel nostro Paese. Una storia fortunatamente svelata in tempo, che assomiglia drammaticamente a quella di Hina Saleem, la ragazza di origini pakistane uccisa a 21 anni dai familiari nel 2006 a Brescia perché "voleva vivere all’occidentale", o a quella più recente di Saman Abbas, sempre pakistana, scomparsa nel nulla il 30 aprile nel Reggiano sempre per mano dei parenti. Stavolta la protagonista è una 14enne del Bangladesh che vive con la famiglia a Ostia. Con i graffi sul volto, sabato è arrivata nella caserma dei carabinieri raccontando quello che da mesi, a suo dire, subiva quotidianamente. Ha accusato la madre e il fratello di averla aggredita in diverse occasioni e anche minacciata di riportarla in Bangladesh. Tue giorni fa l’ennesima lite degenerata quando il fratello 17enne l’avrebbe strattonata con forza facendola sbattere con la testa contro un mobile dell’appartamento. A quel punto è andata via di casa ed è corsa dai carabinieri di Ostia dove poco dopo l’ha raggiunta una insegnante della scuola che frequenta. I carabinieri hanno raccolto la denuncia della ragazza e inviato un’informativa alla Procura ordinaria e a quella dei Minori.

Le ipotesi di reato sono quelle di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. La quattordicenne è stata medicata in ospedale e dimessa con 15 giorni di prognosi per un lieve trauma cranico ed escoriazioni. Si trova ora in una struttura protetta. Verranno adesso avviate indagini per ricostruire esattamente quello che è accaduto. La ragazza ha raccontato che le vessazioni e le aggressioni da parte del fratello e della madre 39enne avvenivano da mesi perché volevano imporle una rigida educazione contro la sua volontà. L’avrebbero anche minacciata di riportarla in Bangladesh se non avesse indossato il velo. Una storia che ha sollevato una serie di reazioni. "Una vicenda indegna" l’ha definita la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. "E questo è solo uno dei tantissimi casi che, quotidianamente, riguarda giovani maltrattati dai genitori in virtù dei dettami fondamentalisti – ha aggiunto Meloni –. È inaccettabile: nel nostro Paese non c’è spazio per chi non è in grado di rispettare la nostra cultura e civiltà. La mia solidarietà alla giovane".

Sulla stessa scia il senatore della Lega William De Vecchis: "Episodi così drammatici sono intollerabili per una democrazia come la nostra che nella sua legge fondante, la Costituzione, prevede il rispetto delle diversità, delle differenti opinioni e della scelta religiosa". Mentre per la deputata della Lega Benedetta Fiorini si tratta dell’"ennesimo capitolo di una serie di vicende a cui troppo spesso assistiamo".