Bologna, 28 gennaio 2015 -  Blitz all'alba contro la 'ndrangheta in tutt'Italia. Nell'operazione 'Aemilia' sono impegnati i carabinieri del comando provinciale di Modena, insieme a quelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. I militari stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Bologna, su richiesta della locale Dda, nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, reimpiego di capitali di illecita provenienza, riciclaggio, usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, danneggiamento e altri reati, aggravati dal metodo mafioso. Contestualmente, le procure di Catanzaro e Brescia - in inchieste collegate - hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati, per un totale di oltre 160 arresti.

ARRESTI ECCELLENTI - Tra gli arrestati ci sono anche il consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani (Forza Italia) e importanti imprenditori del settore edile come Giuseppe Iaquinta, padre dell'ex calciatore Vincenzo campione del mondo, e Augusto Bianchini, residente nel Modenese, che ha partecipato agli appalti per la ricostruzione post terremoto in Emilia. Tra i destinatari delle misure restrittive in carcere figura anche il giornalista Marco Gibertini, a cui si contesta il concorso esterno in associazione di stampo mafioso per aver messo a disposizione del sodalizio i suoi rapporti con i politici, l'imprenditoria e il mondo giornalistico. 

REGGIO EMILIA - La maggior parte degli arresti sono stati eseguiti nella provincia di Reggio Emilia, dove è presente la cosca Grande Aracri, della 'ndrangheta di Cutro (Catanzaro). Tra le persone finite in manette figurano diversi imprenditori calabresi, alcuni già noti alle forze dell'ordine, tra cui Nicolino Sarcone, considerato anche da indagini precedenti il reggente della cosca su Reggio Emilia e già condannato in primo grado per associazione mafiosa. Recentemente era stato destinatario di una misura di prevenzione patrimoniale che gli aveva bloccato beni per 5 milioni di euro. Tra le persone coinvolte ci sono anche i fratelli del boss, già detenuto, Nicolino Grande Aracri, Domenico ed ErnestoIl primo, che è un avvocato penalista, è stato arrestato in esecuzione di una delle 117 ordinanze di custodia cautelare emesse su richiesta della Dda di Bologna, mentre il secondo è uno dei destinatari dei 37 provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Catanzaro. Dall'inchiesta è emersa la diffusione capillare in Emilia Romagna, ed in parte della Lombardia e del Veneto, delle attività della cosca con infiltrazioni in molteplici settori economici ed imprenditoriali.

MAFIA IMPRENDITRICE IN EMILIA - Il Gip nel suo provvedimento scrive che "in Emilia da oltre un ventiennio agisce una cosca cutrese che ha guadagnato in autonomia". "La criminalità organizzata ha assunto forme in Emilia Romagna che richiedono una particolare interpretazione", suoi tratti caratteristici: "assenza di locali" e natura "prettamente imprenditoriale". "La mafia imprenditrice è quella scoperta in Emilia", ha scritto il Gip nel provvedimento contro la 'ndrangheta emiliana, riferendosi in particolare all'imprenditoria edile. Ma sono coinvolti anche rappresentanti delle forza dell'ordine, giornalisti, amministratori pubblici, professionisti e policiti. 

ANCHE IN EMILIA RISATE SUL TERREMOTO -  Risate sul terremoto in Emilia, come all'Aquila. Sono in un dialogo citato nell'ordinanza del Gip tra due indagati, Gaetano Blasco e Antonio Valerio: "È caduto un capannone a Mirandola", dice il primo. "Valerio ridendo risponde: eh, allora lavoriamo là.. Blasco: 'ah sì, cominciamo facciamo il giro...'", si legge.

"LA 'NDRANGHETA ARRIVA PRIMA DEI SOCCORSI" - Si può dire che "la 'ndrangheta arriva prima dei soccorsi, o comunque in contemporanea", si legge nell'ordinanza del Gip Alberto Ziroldi
nella sezione dedicata alle infiltrazioni della criminalità organizzata nei lavori legati al sisma 2012. Le indagini hanno "permesso di ricostruire con chiarezza il perimetro soggettivo all'interno del quale ha avuto luogo 
l'infiltrazione criminale". Che si è prevalentemente realizzata attraverso una perversa joint venture tra l'impresa Bianchini Costruzioni srl. di San Felice sul Panaro (Modena) ed uno dei principali esponenti della consorteria investigata", cioè Michele Bolognino, uno dei promotori della contestata associazione a delinquere di stampo mafioso.

"AZIONE STORICA CONTRO MAFIA A NORD" - "Un intervento che non esito a definire storico, senza precedenti. Imponente e decisivo per il contrasto giudiziario alla mafia al nord", ha detto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. "Non ricordo a memoria un intervento di questo tipo per il contrasto a un'organizzazione criminale forte e monolitica e profondamente infiltrata". 

PRESSIONI SU GIORNALISTA DEL 'CARLINO' PER NON PUBBLICARE - E tra i risvolti dell'indagine della Dda di Bologna spuntano anche le pressioni su una cronista per non pubblicare notizie. Si tratta di Sabrina Pignedoli, cronista del Resto del Carlinocorrispondente dell'Ansa da Reggio Emilia. "Il tentativo di compressione della libertà di stampa è stato respinto - ha spiegato il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso in comferenza stampa - e io credo che la vostra collega (ha detto rivolto ai giornalisti, ndr) per questo meriti un plauso".

SEQUESTRATI BENI PER 100 MILIONI - Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di oltre 100 milioni di euro. Si tratta di numerose società riconducibili ad alcuni degli indagati e anche un'intero quartiere composto da circa 200 appartamenti a Sorbolo, in provincia di Parma.

SENTITO ANCHE DELRIO - Il procuratore Roberto Alfonso ha anche spiegato che nel 2012 fu sentito "come persona informata sui fatti anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, che allora era il sindaco di Reggio Emilia.

CALABRIA - Secondo l'indagine coordinata dalla Dda di Catanzaro, che ha portato a 37 fermi in Calabria, poi, il boss Nicolino Grande Aracri aveva creato una nuova "provincia": una struttura di 'ndrangheta capace di unire i "locali" sparsi tra Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza. Una struttura del tutto simile a quella già attiva in provincia di Reggio Calabria. I confini della "provincia" di 'ndrangheta erano vastissimi: tutto il Crotonese e la fascia ionica del Catanzarese fino a Squillace, il Lametino, la Sibaritide e parte del Vibonese. Tutti i "locali" che avevano aderito al progetto facevano riferimento al super boss. Si tratta di una "super organizzazione di 'ndrangheta", come l'ha definita il procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo. E per allargare i confini e stringere rapporti, ha spiegato il procuratore, gli emissari di Grande Aracri partecipavano ai matrimoni delle cosche di San Luca o dei Bonavota di Vibo. Così, nei nuovi confini della "provincia" con a capo Nicolino Grande Aracri c'erano, secondo Lombardo, gli esponenti della cosca Giampà di Lamezia Terme, i Bonavota e i loro alleati a Vibo Valentia, i clan della Sibaritide.