Martedì 16 Aprile 2024

Presunto dossieraggio, il procuratore Antimafia: “Non sembra l’iniziativa di un singolo ufficiale infedele”

Giovanni Melillo ascoltato in commissione in merito all’inchiesta di Perugia: “I comportamenti di Striano mi sono stati prontamente riferiti. Ma bisogna aspettare il processo per valutarli. Le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette pilastro dell’antiriciclaggio”

Perugia, 6 marzo 2024 – "Non mi pare l'iniziativa di un singolo ufficiale, ipoteticamente infedele”. In questi termini il procuratore antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, ascoltato oggi in commissione, ha parlato del presunto dossieraggio a discapito di politici, calciatori e vip, che vedrebbe come deus ex machina il finanziere Pasquale Striano. Le condotte del sottotenente, “mi paiono difficilmente compatibili con logiche di deviazione individuale – ha spiegato Melillo – è una valutazione mia, ma in passato ho avuto esperienza diretta di dossieraggi abusivi (...). In ogni caso, elemento centrale dell'inchiesta del collega Cantone sarà proprio la definizione della figura e del sistema di relazioni di Striano".

Il procuratore antimafia Giovanni Melillo accanto a Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia (Imagoeconomica)
Il procuratore antimafia Giovanni Melillo accanto a Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia (Imagoeconomica)

L’inchiesta e il ruolo di Striano

Striano è l’uomo chiave dell’inchiesta perugina, che al momento escluderebbe una attività di dossieraggio: a lui vengono ricondotti oltre 5mila accessi ai sistemi informatici a disposizione dell’Antimafia (dallo Sdi per i precedenti di polizia e alle banche dati Serpico e Siva) per scovare compensi, conti e beni immobiliari dei vip. Cinquemila in tre anni (2019-2022). Di questi la procura di Perugia ne ha scremati 800 “illegittimi”: riguardano informazioni secretate che il capo della Sos (Segnalazioni Operazioni Sospette) della Finanza avrebbe girato, in alcuni casi, a giornalisti. Tecnicamente Striano, in quanto ufficiale di polizia giudiziaria, avrebbe potuto consultare quei file su impulso di specifiche indagini che riguardano il riciclaggio nell'ambito di organizzazioni mafiose o per terrorismo, ma non si spiega il perché sulle ricerche di determinate persone che niente hanno a che fare con queste ipotesi di reato. Striano è indagato per accesso abusivo a sistemi informatici, falso e abuso d'ufficio, come il sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati. Entrambi respingono le accuse. Con loro ci sarebbero altre 10-15 persone iscritte nel registro. 

Dell’inchiesta si sapeva dalla scorsa estate ma negli ultimi giorni è emersa una lunga lista di vip ‘spiati’, così come è emerso il coinvolgimento di tre giornalisti di ‘Domani’. 

L’audizione di Melillo 

“I vertici della Guardia di Finanza mi hanno sempre offerto massimo supporto – ha chiarito in commissione Melillo –  mettendo a disposizione del mio ufficio figure giovani e scrupolose”. Tra queste c’era appunto Striano, assegnato alla Direzione nazionale antimafia dopo essere divenuto ufficiale. “Striano guida il gruppo delle Segnalazioni di operazioni sospette da novembre 2022 seguendo regole precise ed essenziali. Sul cosiddetto dossier Gravina i suoi comportamenti mi sono stati prontamente segnalati e li ho riportati alla Procura di Roma; ad ogni modo su queste condotte ogni valutazione dovrebbe essere attribuita solo dopo il contraddittorio processuale”. In ogni caso “mi paiono difficilmente compatibili con la logica della elezione individuale”.

“Comportamenti di Melillo difficilmente possono essere frutto di un scelta individuale”

Melillo sostiene la necessità di “valutare l'adeguatezza degli attuali strumenti legislativi tecnologici e gli assetti della pubblica amministrazione” che servono da “assicurare la tutela del segreto d'ufficio e investigativo ma anche la protezione di persone coinvolte dall'eventuale uso abusivo di quelle informazioni”. Ci sono “rischi estremamente seri”, che “gravano sull'immagine di trasparenza, correttezza e affidabilità di tutte le istituzioni che gestiscono informazioni riservate”. Il procuratore antimafia ha voluto poi rassicurare sul fatto che “la sicurezza dei sistemi informativi è una delle priorità del mio ufficio e delle istituzioni con cui interagisce”. 

Melillo: “Segnalazioni di operazioni sospette sono pilastro dell’antiriciclaggio”

Per quanto riguarda l’attività di segnalazione di operazioni finanziarie sospette che, alla luce dell’indagine perugina, qualcuno vorrebbe limitare, essa è “il pilastro del sistema di prevenzione antiriciclaggio – ha detto il magistrato –. Le questioni che abbiamo di fronte non possono essere né semplificate, né ridotte a ricostruzioni vaghe e imprecise: non voglio sminuire la gravità dei fatti, che è estrema, ma sottolineare la complessità della corretta e rigorosa gestione delle banche dati".