16 apr 2022

Massacrato dal patrigno a 6 anni La mamma: "Di’ che sei caduto"

Il piccolo legato e seviziato. La donna difendeva. il compagno straniero,. poi è crollata

Ha massacrato di botte il figlioletto di 6 anni della compagna, lo ha aggredito con calci e pugni allo stomaco, lo ha legato con una sciarpa, tanto che il bambino è stato ricoverato in ospedale in fin di vita. Un 23enne marocchino, coinvolto già nell’inchiesta per le vetrine del lusso spaccate in via Roma a Torino nel 2020, è finito in manette con l’accusa di tentato omicidio e maltrattamenti nei confronti del piccolo e anche della mamma. Il bambino veniva spinto a raccontare bugie a infermieri e investigatori. "Te lo chiederanno tante volte: cosa devi dire?". "Quando sono tornato dall’asilo sono caduto dalle scale", è quanto gli chiedevano il patrigno violento e la madre. Una volta il 23enne lo ha fatto nella stanza in cui il figliastro era ricoverato. Quelle parole, camuffate con modi da padre dolce e amorevole, non sono sfuggite agli investigatori: "Tu adesso puoi fare tutto quello vuoi, non mi devi più chiedere nulla, va bene, siamo d’accordo? Perché io ti voglio bene e desidero che tu non stia male. Quello che tu vuoi, puoi farlo: andare dalla nonna, al mare, al parco, in piscina. Ripeto, puoi fare tutto quello che vuoi, ma se qualcuno ti chiede cosa è successo, devi dire che sei caduto dalle scale: siamo d’accordo?". L’ultima volta che la vittima era finita in ospedale, il suo intestino risultava come esploso ed è stato chiaro al personale medico che la dinamica non fosse compatibile con una caduta. Il bimbo è stato salvato da un intervento chirurgico quasi disperato. I medici hanno fatto partire la segnalazione in procura.

La verità, sull’inferno che accadeva in casa, la mamma del piccolo l’ha rivelata solamente quando il compagno è stato portato in carcere come aggravamento della misura cautelare dei domiciliari per l’altra inchiesta. La donna ha raccontato che il bimbo poteva mangiare e bere solo quando lo diceva "il papà". Lui l’aveva picchiata quando era incinta di 7 mesi della seconda figlia. Una volta per punizione è stato lasciato in inverno sul balcone, al freddo, con i capelli bagnati dopo la doccia. Sentito in forma protetta, il piccolo ha ammesso gli abusi. La sua colpa? Aver bevuto un bicchiere d’acqua senza permesso e aver vomitato nell’auto della nonna. Poi alla zia ha detto: "Mangio tanti spinaci per diventare forte e poter un giorno colpirlo con un pugno e fargli male, come lui ha fatto a me".

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