Mercoledì 29 Maggio 2024
PAOLO FRANCI
Cronaca

Mancini rompe il silenzio "Speravo nel miracolo" E tutto il calcio saluta Vialli: nostro Capitano per sempre

Il dolore del ct per l’amico scomparso e la lettera letta da Pessotto prima di Juve-Udinese. Il funerale domani pomeriggio in forma privata a Londra. E a Cremona sarà lutto cittadino

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di Paolo Franci

Un’emoticon con la lacrima, il sorriso e le mani giunte in preghiera. Non triste. Tutt’altro. Perchè evidentemente Luca avrebbe voluto così. Quando, alla notizie della morte di Gianluca Vialli, ci siamo scambiati brevi messaggi di dolore con Roberto Mancini, è andata così, con quella ’faccina’ comossa ma allegra. E, mentre allo Stadium della Juve Gianluca Pessotto lo ricorda travolto dalla commozione, dalla Figc, l’ultima ’casa’ di Luca, arriva una video-intervista di suo ’fratello’. Anzi, del ’gemello del gol’, il ct Roberto Mancini. Bello, il suo sforzo di non apparire triste, perchè Luca avrebbe voluto così. Anzi, a un certo punto, ricordando gli scherzi (memorabili) di Vialli, gli scappano anche un paio di risate. Un’intervista che riportiamo integralmente.

Roberto, come stai?

"Non benissimo. È una grande perdita per me, per la sua famiglia prima di tutto e per il calcio italiano. È un momento difficile ma bisogna andare avanti".

Qualche giorno fa (il 29 dicembre ndr) sei stato a Londra per salutare Luca, Sapevi che sarebbe stata l’ultima volta?

"Speravo che accadesse qualcosa. Speravo in un miracolo sinceramente, ci siamo visti abbiam parlato, abbiamo scherzato era di buon umore come al solito, e questo un po’ ti risolleva, mi ha fatto piacere vederlo di buon umore in quel momento".

Della vostra amicizia si è detto tutto, avete vissuto fianco a fianco fin da giovani e fino alla notte di Wembley (il trionfo all’Europeo), ma chi era Luca per Roberto e chi era Roberto per Luca?

"Abbiamo vissuto quasi tutta la vita insieme e c’era un legame stretto, un legame che possono avere due frateli che poi ad un certo punto della vita si separano, calcisticamente. Ma quando si è amici lo si è per sempre e Luca per me era questo: amore, affetto, amicizia".

Luca aveva instituito in Nazionale un momento con i giovani in cui trasmetteva l’identita della maglia azzurra e la responsabilità di indossarla. È questa la sua eredità?

"Sì e noi dobbiamo proseguire su questa via. È stato molto bravo, ha fatto capire ai più giovani il valore della maglia e dove si poteva arrivare. È stato una persona di grande valore per noi e ai ragazzi piaceva ascoltarlo e stare con lui. Erano momenti molto belli e sono stati importanti per costruire qualcosa".

Il sorriso ha sempre accompagnato Luca. Dalla gag del bus che lo lasciava a piedi durante l’Europeo alla scarpa d’oro finta a Immobile che in realtà era lo scarpone di un giardiniere (Mancini ride, trattenendo un lampo di commozione).

"Luca era questo. Gioioso, sempre allegro. Io credo che vada ricordato così per quello che era: un ragazzo molto vivo in tutti i sensi (sorride e si scioglie, il Mancio) e a lui farebbe certamente piacere essere ricordato così. Oltre ad essere un grande calciatore e un professionista con un carisma straordinario, era un ragazzo allegro, giovane e al quale piaceva la vita".

La ’Bella stagione’ (in onda ieri sera du Raidue), racconta la vostra Sampdoria, un film che nasce dal libro che avete scritto tu Gianluca e gli altri ragazzi di quella grande squadra. Cosa rappresenta?

"È un film che parla dell’anno dello scudetto e ci sono cose calcistiche ma non è per questo che è stato fatto. Il punto centrale era far vedere quanto sia importante l’amicizia tra persone che lavorano in gruppo e dove si può arrivare quando c’è questa coesione, Ci sarà da piangere anche stasera (ieri ndr) mi sa, anche se abbiamo già pianto un po’ di tempo fa".