Gli impianti sciistici sono chiusi ormai da tanto tempo, la stagione non è partita. In questa foto il Sestriere (Torino)
Gli impianti sciistici sono chiusi ormai da tanto tempo, la stagione non è partita. In questa foto il Sestriere (Torino)
di Giovanni Rossi Il primo guaio del governo Draghi si chiama sci ed è alto come una montagna. Piangono o protestano tutti: operatori degli impianti, turisti, albergatori, presidenti di regione, ministri freschi di giuramento, nemici storici entrati nella stessa maggioranza. Lo stop alla ripresa dell’attività sciistica amatoriale, deciso inaspettatamente dal ministro della Salute Roberto Speranza sulla base di nuovi dati epidemici, determina una valanga di critiche. "Solo lo sci infetta? Ci vogliono più serietà e più correttezza – lamenta il presidente della Federazione sport invernali Flavio...

di Giovanni Rossi

Il primo guaio del governo Draghi si chiama sci ed è alto come una montagna. Piangono o protestano tutti: operatori degli impianti, turisti, albergatori, presidenti di regione, ministri freschi di giuramento, nemici storici entrati nella stessa maggioranza. Lo stop alla ripresa dell’attività sciistica amatoriale, deciso inaspettatamente dal ministro della Salute Roberto Speranza sulla base di nuovi dati epidemici, determina una valanga di critiche. "Solo lo sci infetta? Ci vogliono più serietà e più correttezza – lamenta il presidente della Federazione sport invernali Flavio Roda –. La scorsa settimana l’ok del Cts, ora questa ordinanza che chiude tutto. Le stazioni hanno investito molto per preparare piste, assumere personale, per organizzarsi con gli albergatori". L’intera stagione bianca vale non meno di 12 miliardi. La perdita potrebbe arrivare al 90 per cento. "Ci sentiamo presi in giro. Gli imprenditori non sono burattini. Siamo allo stremo delle forze, in tanti rischiano il fallimento", protesta Michela Calvi dall’Hotel Stelvio di Bormio.

"Subito i ristori", si espongono i ministri dello Sviluppo economico e del Turismo, Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia – poi in serata riuniti con Matteo Salvini per studiare una soluzione – a nome del governo e della Lega, primo partito delle aree alpine. "Non è solo questione di cifre, ma di rispetto e attenzione", dicono i due esponenti del Carroccio nell’esecutivo Draghi: "I 4,5 miliardi richiesti quando la stagione non era compromessa non è detto che ora bastino, probabilmente ne serviranno di più. A maggior ragione nel caso di altri stop". Nel mirino entrano i tecnici del Cts: "Serve un cambio di squadra, basta con il metodo Conte", dicono i capigruppo della Lega Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. Anche Forza Italia protesta: "Così non va bene: è una questione di rispetto per le migliaia di persone coinvolte e per le attività economiche". "È un duro colpo per tutta la montagna: servono immediatamente ristori adeguati alla situazione e certezze per il futuro", chiede Italia Viva. Il caso è così spinoso che anche il Pd mette da parte ogni deferenza sanitaria invocando "ristori e risarcimenti congrui e tempestivi al sistema imprenditoriale della montagna che con grande impegno e sacrificio si era presentato ai cancelletti".

"Stupore e sconcerto": questa la reazione del governatore emiliano Stefano Bonaccini: "Cambiare le regole all’ultimo minuto è un danno enorme". Sulla stessa linea Attilio Fontana (Lombardia), Luca Zaia (Veneto), Massimiliano Fedriga (Friuli), Erik Lavevaz (Valle d’Aosta). E il Piemonte minaccia di impugnare l’ordinanza.

"Scandalosa la superficialità con la quale si prendono in giro cittadini e imprese, procedendo a tentoni, trattando gli italiani come sudditi. Basta!", grida Giorgia Meloni dall’opposizione. Per M5s nessun big si espone. Parla solo Gabriele Lorenzon, referente della provincia laziale: "Tutto questo ci distrugge", dichiara a difesa dell’area sci Terminillo, 70 chilometri da Roma.