Davide Eusebi Cautela sì, ma bisognerà pur rimettere le gambe sotto un tavolo e fare due chiacchiere con qualcuno davanti a un buon calice e un buon piatto. Ora che la campagna vaccinale (speriamo) avanza e che anche il viceministro uscente ce lo ha confidato, sarebbe il caso di fare qualche...

Davide

Eusebi

Cautela sì, ma bisognerà pur rimettere le gambe sotto un tavolo e fare due chiacchiere con qualcuno davanti a un buon calice e un buon piatto. Ora che la campagna vaccinale (speriamo) avanza e che anche il viceministro uscente ce lo ha confidato, sarebbe il caso di fare qualche riflessione e rimettere il naso fuori di casa anche a cena, posto che l’aria sia sana e che l’onda dei contagi non si rialzi. Già, perché la paura di tornare al ristorante a cena oggi, è un po’ come la paura dell’acqua: atavica. Però basta ragionare per vincerla. E allora come in estate faremo il primo bagno anche se l’acqua è freddina e basterà muoversi un po’ e nuotare per scaldarsi, così ora possiamo provare a tornare a cena senza farci male. Come? Mascherina, distanziamento, igiene. Ipotesi vitale per la gente ma anche per i ristoratori che sono morti dentro ogni sera nel vedere il loro ristorante vuoto dopo avere magari speso qualche migliaio di euro per metterlo a norma anticovid tra taglio dei posti, pannelli e pannellini, mascherine, guanti, igienizzanti ed altro ancora. Facciamo due conti, anzi ce li fa Coldiretti: la possibilità di apertura serale a cena vale l’80% del fatturato di ristoranti, pizzerie e agriturismi

duramente provati dalle chiusure forzate che travolgono a valanga

interi settori dell’agroalimentare Made in Italy, con vino e cibi

invenduti per un valore stimato in 9,6 miliardi nel 2020. Una domanda si fanno i ristoratori: ma perché a pranzo aperti e a cena chiusi? Osservando le regole si può.