Venerdì 14 Giugno 2024
GIULIA PROSPERETTI
Cronaca

Londra darà a Kiev armi all’uranio Mosca: guerra atomica a un passo

L’annuncio della vice ministra della Difesa inglese: sono efficaci per fermare i carri armati. Putin minaccia l’Occidente. "Russia costretta a reagire, se arriveranno munizioni radioattive"

di Giulia Prosperetti

"Assieme a uno squadrone di carri armati pesanti da combattimento Challenger 2 manderemo anche le relative munizioni: inclusi proiettili perforanti che contengono uranio impoverito". È quanto ha ammesso ieri Annabel Goldie, vice ministra della Difesa nel governo Tory di Rishi Sunak in riferimento alle ultime forniture belliche britanniche messe a disposizione di Kiev, replicando, nel corso di un’audizione di alla Camera non elettiva dei Lord, a un’interrogazione presentata dall’ultranovantenne lord Hylton, veterano dell’assemblea ed ex soldato. "Tali proiettili – ha rimarcato Goldie – sono altamente efficaci per neutralizzare tank e blindati moderni".

Una rivelazione che ha innescato un’immediata reazione della Russia. Il presidente Vladimir Putin ha detto che Mosca sarà costretta a reagire, mentre il ministro della Difesa Sergei Shoigu si è spinto ad affermare che "lo scontro nucleare è a pochi passi". Malgrado le polemiche sulla legalità del loro utilizzo in scenari di guerra passati, come ex Jugoslavia e Iraq da parte delle forze Usa e alleate, le armi perforanti contenenti uranio impoverito restano in dotazione a diversi Paesi. Quelle attualmente in dotazione al Regno Unito sono almeno di due tipi: Charm 1 e Charm 3, proiettili che possono essere usati come munizioni per i cannoni da 120 millimetri montati su alcuni carri armati dell’esercito britannico. Sebbene la Convenzione di New York del 1976 non le inserisca tra le armi vietate dalle leggi internazionali, nel 2001 l’allora procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, Carla Del Ponte, definì l’uso di armi all’uranio impoverito un "potenziale crimine di guerra". Per il governo di Sunak si tratta di "un componente standard" il cui impatto sulla salute personale e sull’ambiente è "probabilmente basso". "Questi materiali non solo uccidono, ma avvelenano anche l’ambiente e provocano il cancro nelle persone che abitano queste terre" ha attaccato portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova accusando il governo britannico di voler creare uno "scenario jugoslavo". "In Jugoslavia, i militari Nato, soprattutto italiani – ha sottolineato Zakharova –, sono stati i primi a pagarne le conseguenze".

"Si tratta dello stesso tipo di munizioni. È come se tutto quello che è successo in passato fosse stato cancellato. Apprendere dell’utilizzo di tali munizionamenti nel 2023 fa apparire inutili tutte le battaglie che abbiamo fatto affinché questo non accadesse più. È uno schiaffo a tutti quelli che sono morti a causa dell’uranio impoverito. Non si può restare indifferenti". A parlare è colonnello del Ruolo d’Onore dell’esercito Italiano Carlo Calcagni, membro del Tavolo tecnico sull’uranio impoverito promosso dall’ex ministra Trenta, che da oltre vent’anni combatte sulla sua pelle contro le conseguenze dell’utilizzo di questi munizionamenti. Nel corpo di Calcagni – impiegato come pilota elicotterista nella missione Internazionale di pace del 1996 nei Balcani, in Bosnia – le biopsie di fegato, midollo e polmoni hanno rilevato la presenza di 28 metalli pesanti che gli hanno causato ben 24 patologie tra cui cardiopatia, linfomielodisplasia, polineuropatia cronica, degenerativa e irreversibile con Parkinson, fibrosi polmonare con insufficienza respiratoria, disfunzione dell’ipofisi e sensibilità chimica multipla.