L’intero settore è in ginocchio e c’è chi riapre in barba ai divieti, scontando stop di 5 giorni e multe
L’intero settore è in ginocchio e c’è chi riapre in barba ai divieti, scontando stop di 5 giorni e multe
di Giuseppe Catapano La Romagna è l’epicentro della protesta. Non potrebbe essere altrimenti, perché la riviera è da sempre ‘capitale’ del divertimento. Aumenta la capienza di teatri, cinema, stadi e palazzetti dello sport, mentre le discoteche restano chiuse. Il Cts non si è espresso e i gestori sono sul piede di guerra. Il riminese Gianni Indino, presidente del Silb-Fipe dell’Emilia Romagna, ha scelto toni forti per esprimere il proprio disappunto. "Ancora una volta – dice il numero uno regionale del sindacato locali da ballo – siamo stati trattati come dei reietti, come gli ultimi. Nessun rispetto per noi, per le nostre imprese, per i lavoratori". La decisione ora spetta...

di Giuseppe Catapano

La Romagna è l’epicentro della protesta. Non potrebbe essere altrimenti, perché la riviera è da sempre ‘capitale’ del divertimento. Aumenta la capienza di teatri, cinema, stadi e palazzetti dello sport, mentre le discoteche restano chiuse. Il Cts non si è espresso e i gestori sono sul piede di guerra. Il riminese Gianni Indino, presidente del Silb-Fipe dell’Emilia Romagna, ha scelto toni forti per esprimere il proprio disappunto. "Ancora una volta – dice il numero uno regionale del sindacato locali da ballo – siamo stati trattati come dei reietti, come gli ultimi. Nessun rispetto per noi, per le nostre imprese, per i lavoratori".

La decisione ora spetta al governo. Nei giorni scorsi il ministro Giancarlo Giorgetti ha aperto uno spiraglio, ora è il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, a tendere la mano agli imprenditori del divertimento notturno. "Dobbiamo dare una risposta anche a questo settore produttivo. Credo – le parole di Costa – che con il Green pass e con la limitazione della capienza si possano aprire anche le disco". Ci sarà il lieto fine? Indino se lo augura. "Vedremo se la politica farà valere il suo ruolo a favore di imprese e lavoratori".

Senza un cambio di rotta del governo, lo scenario resterà quello attuale. Cioè discoteche chiuse, al netto dei ribelli. Già, perché c’è chi ha scelto di riempire le piste da ballo nonostante i divieti, accettando di ricevere la sanzione (cinque giorni di stop all’attività e poche centinaia di euro di multa). Un film visto e rivisto, nell’estate della riviera romagnola: apertura in barba alle restrizioni, chiusura da parte delle forze dell’ordine, riapertura e così via.

I gestori chiedono di poter ripartire riservando l’ingresso a chi è munito di Green pass. Perché c’è un comparto da 3.500 imprese e 200mila lavoratori "in ginocchio". "La misura è colma – dice Indino – Domani (oggi per chi legge, in riferimento alle scelte dell’esecutivo, ndr) avremo la sentenza e io sono molto preoccupato. C’è il rischio che nemmeno stavolta, dopo ormai due anni di chiusura, le istituzioni rispondano alle nostre istanze di riapertura". In tal caso ci saranno "forme di protesta rumorose".

Dalla parte degli imprenditori del settore si è schierato Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna. Dalla Regione è appena arrivato il via libera allo stanziamento di ulteriori risorse, più di 30 milioni di euro, per garantire ristori ai settori più colpiti dalla pandemia. Tra questi c’è il mondo delle discoteche. "Bisognerebbe avere coraggio di far aprire i locali da ballo con Green pass e con il contingentamento, magari superiore ad altre attività, Adesso non si capisce la ragione delle chiusure". E il coraggio va trovato nonostante "questo sia uno settori più complicati per tenere le persone distanziate. Lo sanno anche i gestori stessi". Anche Matteo Salvini torna a invocare la riapertura delle discoteche. "Al governo – dice il leader della Lega – c’è qualcuno che odia i giovani. Tenere chiusi i locali non ha nessun senso sociale, economico, epidemiologico". Il senatore Maurizio Gasparri (Forza talia) chiede di "togliere da un limbo insostenibile" i locali. "Le regole della sicurezza – dice – devono valere per tutti. Altre discriminazioni non sarebbero tollerate". E allora, da parte degli imprenditori del divertimento notturno, arriva l’ennesimo appello. "Vogliamo aprire in sicurezza. Altrimenti per le nostre imprese sarà la fine".