Un sit-in di protesta degli studenti per un ritorno alla didattica in presenza
Un sit-in di protesta degli studenti per un ritorno alla didattica in presenza
di Veronica Passeri Si sentono giorno dopo giorno sempre più stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%) e in 34mila, dopo quasi un anno di didattica a distanza – che per il 38% degli adolescenti è "un’esperienza negativa" –, sono a rischio abbandono scolastico. Storia di questi mesi di emergenza sanitaria dal punto di vista degli adolescenti che hanno dovuto rinunciare alla scuola in presenza ma anche allo sport, agli amici e ai primi amori. A raccontare questa storia è un’indagine realizzata da Ipsos per Save the children su un campione di mille studenti, dai 14 ai 18 anni di età. Il primo dato che salta agli occhi è che quasi uno su due (il 46%) è convinto di aver...

di Veronica Passeri

Si sentono giorno dopo giorno sempre più stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%) e in 34mila, dopo quasi un anno di didattica a distanza – che per il 38% degli adolescenti è "un’esperienza negativa" –, sono a rischio abbandono scolastico. Storia di questi mesi di emergenza sanitaria dal punto di vista degli adolescenti che hanno dovuto rinunciare alla scuola in presenza ma anche allo sport, agli amici e ai primi amori. A raccontare questa storia è un’indagine realizzata da Ipsos per Save the children su un campione di mille studenti, dai 14 ai 18 anni di età.

Il primo dato che salta agli occhi è che quasi uno su due (il 46%) è convinto di aver "sprecato" un anno. Per uno su tre, poi, la propria preparazione scolastica è peggiorata e nel 35% dei casi è necessario recuperare più materie dell’anno scorso. Ma soprattutto I giovani ai tempi del Coronavirus sono esposti a un rischio sempre più concreto di dispersione scolastica: il 28% degli intervistati sostiene che dall’inizio della pandemia almeno un compagno nella propria classe ha smesso di frequentare la scuola. Tra questi, un quarto ritiene che siano addirittura più di tre quelli che hanno smesso di seguire le lezioni.

Del resto già quando tutto è iniziato, con la chiusura delle scuole il 4 marzo dell’anno scorso, i sindacati della scuola avevano segnalato che oltre un milione di studenti erano privi dei mezzi tecnologici necessari per seguire la Dad. Tra le cause principali delle assenze durante la didattica a distanza c’è la difficoltà di connessione ma anche la mancanza di concentrazione. La stima è, appunto, che almeno 34mila studenti delle superiori, a causa delle assenze prolungate, possano trovarsi a rischio di abbandono scolastico.

Secondo l’Istat un bambino o ragazzo su 8 tra i 6 i 17 anni, ovvero circa 850mila giovanissimi, non ha a disposizione né pc né tablet, strumenti fondamentali per restare al passo della didattica a distanza, al Sud questa quota sale fino a 1 minore su 5 (il 19%). La principale difficoltà della didattica a distanza è rappresentata dalla fatica a concentrarsi per seguire le lezioni online e dai problemi tecnici della connessione, inoltre l’8% degli studenti si trova a frequentare le lezioni in una stanza con altre persone. Quasi quattro studenti su dieci sostengono di avere avuto ripercussioni negative sulla capacità di studiare (37%). Inoltre, oltre un terzo degli studenti, il 37%, afferma che la totalità dei propri insegnanti ha continuato a fare lezione allo stesso identico modo di prima "come se fossimo in aula" invece che dietro ad uno schermo, per il 44% qualche insegnante ha introdotto delle novità. Solo il 19% degli studenti afferma, invece, che la maggior parte dei suoi docenti ha sperimentato nuove modalità di insegnamento come sarebbe naturale perché le lezioni online possano funzionare.

Ed è ormai il tempo di fare i conti con le responsabilità degli adulti. Il 65% dei ragazzi intervistati è convinto di pagare in prima persona per l’incapacità degli adulti di gestire la pandemia mentre il 43% si sente accusato dagli adulti di essere tra i principali diffusori del contagio. Infine il 42% ritiene ingiusto che agli adulti sia permesso di andare al lavoro, quando a loro non è consentito di andare a scuola. L’85% ha capito quanto sia importante uscire con gli amici mentre tra le privazioni maggiormente sofferte (63%) dai ragazzi c’è l’impossibilità di vivere con spensieratezza i primi amori.