di Ruben Razzante* Le notizie false sono sempre esistite ma la portata del fenomeno è cresciuta con l’avvento di Internet. Nel mare magnum dell’informazione in Rete diventa difficile distinguere le fonti in base alla loro attendibilità. Non a caso l’infodemia, intesa come circolazione incontrollata e caotica di messaggi falsi, fuorvianti e non fondati su alcuna evidenza scientifica, è...

di Ruben

Razzante*

Le notizie false sono sempre esistite ma la portata del fenomeno è cresciuta con l’avvento di Internet. Nel mare magnum dell’informazione in Rete diventa difficile distinguere le fonti in base alla loro attendibilità. Non a caso l’infodemia, intesa come circolazione incontrollata e caotica di messaggi falsi, fuorvianti e non fondati su alcuna evidenza scientifica, è diventata l’altra faccia della pandemia. A prescindere dalle cause e dalle responsabilità, l’ondata di fake news che ha investito soprattutto le piazze virtuali come Facebook o Twitter costituisce una minaccia reale per il peso che la disinformazione può esercitare sul funzionamento della democrazia e, con riferimento alla pandemia, sulla salute dei cittadini. Manipolatori e persuasori occulti hanno avuto buon gioco nel veicolare informazioni pseudoscientifiche, facendo leva sull’emotività e sulla paura.

Il ruolo predominante delle piattaforme social, strumenti preziosi ma in alcuni casi anche molto “tossici” dal punto di vista della manifestazione delle opinioni e della condivisione di informazioni, pone questioni giuridiche, deontologiche, tecnologiche e culturali.

Il sottoscritto e altri studiosi e addetti ai lavori hanno provato ad affrontarle nel volume “La Rete che vorrei” (FrancoAngeli), già alla seconda ristampa e pensato per un pubblico di utenti che intendono interrogarsi sulle strade più efficaci per tutelare al meglio i diritti di cittadini e imprese in Rete.

Per uscire al più presto dalla pandemia, sarà fondamentale l’apporto dei giganti del web, chiamati a cooperare con i produttori di informazioni professionali (editori, giornalisti) per rendere l’ecosistema digitale sempre più sicuro e vivibile. Trasparenza, verifica delle fonti e autodisciplina sui social possono contribuire a valorizzare l’informazione professionale di qualità e ad arginare la circolazione virale di fake news sul Covid.

*Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano