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2 ago 2022
2 ago 2022

Le alleanze a sinistra Letta-Calenda, il gioco del cerino Bonino preme per l’accordo

La trattativa procede tra alti e bassi, oggi l’incontro (forse) decisivo tra i due leader. Ma il veto del capo di Azione verso Di Maio e Fratoianni nei collegi uninominali è categorico

2 ago 2022

Alla fine, Enrico Letta e Carlo Calenda stamani si vedranno. Per cercare di salvare il salvabile di un accordo tra Pd-centrosinistra e Azione-+Europa che ieri sembrava, di fatto, già rotto, oppure per salutarsi e dirsi "ognuno farà la sua strada?" (in tal caso la “strada“ di Calenda sarà con Renzi). A sera non si sapeva, ma il tempo volge al brutto.

Per evitare che l’incontro trascenda, e finisca in rissa, oggi sarà presente anche il segretario di +Europa, l’ex radicale Benedetto Della Vedova. Capita, infatti, che gli ultrà del liberal-liberismo di +Europa (Bonino, Della Vedova e Magi) siano rimasti gli ultimi che, dentro Azione, a differenza degli ex azzurri (Gelmini, Carfagna, gli altri ex di FI), l’accordo col Pd lo voglion fare a tutti i costi. Al punto che la Bonino stessa – legata a Letta da anni di inossidabile amicizia – potrebbe rompere con Calenda: "Non accetterò mai di aiutare le destre putiniane ad avere un voto in più" dice lei. Bonino, dunque, è pronta anche a “tracannare“ gli indigeribili, agli occhi di Calenda. I rosso-verdi di Fratoianni&Bonelli, Di Maio&co., la sinistra ex di LeU, quella dem di Orlando&Provenzano. Ma Calenda è categorico: "A loro dico no e poi no". Fratoianni, che viene dal Prc, ne ha viste tante ed è assai furbo, a sera propone una mediazione che potrebbe salvare, all’improvviso, capra e cavoli: "A Letta e Calenda, e a me, dico: candidiamoci nei listini proporzionali, non nell’uninominale, e mettiamo lì, invece, personalità indiscusse".

Basterà? Non si sa. La giornata ha fatto tremare le vene nei polsi a tutti. Iniziata sotto la previsione del "non se ne fa niente", è passata per "restano aperti dei fili di dialogo", fino al classico "boh". Nell’inutile profluvio di dichiarazioni, appelli, si segnalano due “pesci pilota“. Il primo è del leader di Azione che chiede, papale papale, al Pd di rinunciare a presentare, nei collegi uninominali maggioritari, tutti quelli che ritiene, a suo dire, nomi "invotabili". Di Maio, Bonelli, Fratoianni. Nel Pd rispondono a brutto muso: "È come se uno lo inviti a cena e vuol scegliere lui il menù". L’altra è una frase che Letta – persa la sua proverbiale pazienza e armato di “occhi da tigre“ – dice ai sindaci dem in diretta streaming: "Ci siamo visti tre giorni fa ed eravamo d’accordo. Se ci si stringe la mano e salta tutto, vuol dire che non è servito a nulla vedersi. Allora io dico: patti chiari e amicizia lunga... Al Pd bisogna portare rispetto senza porre veti né dare sportellate. La nostra dignità non va dileggiata. Discutere così è difficile". E, dato che Letta, in pubblico, di aver "tradito i patti", non l’ha detto manco a Renzi, si capisce che la sua pazienza è esaurita.

"Ma che modo di fare è?!", sarebbe sbottato Letta, quando ha letto le condizioni poste da Calenda. Anche perché "l’accordo c’era e con tanto di collegi già assegnati" (15 quelli da dare ad Azione) e "Calenda vuol rompere, cerca la scusa per farlo", dicono dal Pd che, ieri, ha riunito segreteria e big. "Condizioni inaccettabili. Un diktat. Siamo tutti inc... neri" è la risposta più gentile che arriva. Dalla segreteria esce un ultimo appello ad Azione, ma Calenda ribatte "i patti sono chiari", ribadisce l’elenco dei no agli indigeribili nei collegi e dice: "Legittimo dire “non riesco“, ma chiudiamo la partita", sbotta. Il guaio è che nel vederlo chi rischia di sbottare si chiama Letta.

Ettore Maria Colombo

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