15 apr 2022

Lagarde come Draghi: faremo tutto ciò che serve

L’impatto della guerra è forte, la presidente Bce promette di frenare l’inflazione. Ma si avvicina la fine degli acquisti di titoli di Stato

La presidente della Bce, Christine Lagarde, 66 anni, in conferenza stampa da remoto a causa del Covid
La presidente della Bce, Christine Lagarde, 66 anni, in conferenza stampa da remoto a causa del Covid
La presidente della Bce, Christine Lagarde, 66 anni, in conferenza stampa da remoto a causa del Covid

Dal grattacielo di Francoforte dove ha sede la Bce due notizie per l’Italia: una cattiva e una buona. Quella peggiore è che Christine Lagarde conferma la fine del quantitative easing, che tradotto per chi non si intende di finanza significa l’acquisto sistematico da parte della Banca centrale europea di titoli di stato, ovvero la fine di un sostegno di cui i nostri Btp hanno finora goduto.

La notizia buona, invece, è che a Lagarde è uscita di bocca una frase che ha fatto rizzare le orecchie a molti, e in particolare a Mario Draghi, perché riecheggia quello che l’allora capo dell’Eurotower aveva detto nel pieno della crisi finanziaria del 2012, il celebre ’whatever it takes’: "Intraprenderemo qualsiasi azione necessaria per adempiere il mandato di perseguire la stabilità dei prezzi". Per capirci: nella conferenza stampa di Lagarde (collegata da remoto causa Covid) è "flessibilità" la parola chiave anche per quanto riguarda il piano di normalizzazione della politica monetaria che dovrebbe andare a dama nel terzo trimestre.

Vero è che la svolta verrà definita nella riunione di giugno: "Non è deciso – puntualizza – ma è altamente probabile per assicurarci che l’inflazione, che è aumentata in modo significativo soprattutto a causa del costo dell’energia, e che resterà elevata nei prossimi mesi, si stabilizzi al 2%". E però, consapevole dell’impatto che la stretta avrà sui rendimenti dei paesi fragili come Grecia e Italia (ieri lo spread con i Bund tedeschi ha toccato quota 165), la Bce prepara uno scudo contro i rialzi eccessivi dei rendimenti: "Possiamo progettare e mettere in campo un nuovo strumento per assicurare la trasmissione della politica monetaria", spiegano i tecnici dell’Eurotower. Al momento c’è appunto la "flessibilità" che, con i reinvestimenti, consentirà acquisti mirati di debiti per spegnere fiammate di rendimento in singoli stati.

Chiuso questo capitolo, si apre quello del rialzo dei tassi, che per ora – a differenza di quanto fatto dalla Fed negli Stati Uniti – restano fermi. Lagarde ribadisce che la formula "qualche tempo dopo la fine degli acquisti" può significare una settimana come qualche mese. L’indeterminatezza è legata al complicato contesto internazionale: l’Europa – spiega – subirà le conseguenze della guerra in Ucraina molto di più degli Usa, deve dunque stare attenta a non soffocare una ripresa che, dopo un primo trimestre debole,non appare in grado di aumentare il passo di marcia ma potrebbe diminuirlo in caso di sqanzioni sull’export energetico di Mosca. Valutazioni che riecheggiano quelle di Bankitalia: "Le prospettive macroeconomiche sono caratterizzate da un’estrema incertezza e le previsioni di crescita del Def, sono soggette a significativi rischi al ribasso". Insomma, la situazione è fluida. Come il futuro della Lagarde. Che alla domanda: "Se vince Macron, lei diventerà premier?" Replica: "Perdo la voce".

Antonella Coppari

© Riproduzione riservata

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