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17 giu 2022

La riforma del Csm diventa legge Anm furiosa: referendum ignorato

Il presidente Santalucia: "A rischio l’indipendenza dei magistrati. Siamo molto delusi"

17 giu 2022

"La riforma poteva essere di gran lunga migliore. E invece è molto preoccupante per gli aspetti di scarsa attenzione, di indifferenza, ai profili costituzionali". Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia esprime "forte delusione" per la riforma Cartabia (foto) del Csm approvata definitivamente dal Senato (con 173 sì, 37 no e 16 astenuti, tra cui 5 della Lega): contiene "aspetti negativi che mettono a rischio l’indipendenza dei magistrati, soprattutto quella interna, e che avevamo sperato che il Parlamento riconsiderasse alla luce del referendum. Registriamo con amarezza che non si sono tratte le conseguenze del referendum. Se il corpo elettorale boccia la separazione delle carriere, perché si insiste?".

Una sottolineatura non casuale visto che l’Anm considera la norma che consente in tutta la carriera un solo cambio di funzioni da giudice a pm o viceversa una delle principali criticità della riforma. "Si introduce di fatto la separazione delle carriere senza una riflessione, che andava fatta, sul piano costituzionale". E così si realizza "uno strappo alla unicità delle carriere, perché giudici e pm fanno parte di un corpo unico per espressa volontà della Carta costituzionale".

La contrarietà è netta anche "sull’uso eccessivo e sovrabbondante dello strumento disciplinare nei confronti dei magistrati, che lede l’indipendenza, e sull’approccio poco meditato con cui si è messo mano al sistema di valutazione periodica dei magistrati, anch’esso ispirato a una scarsa considerazione di quel principio. Mi riferisco – spiega Santalucia – al fascicolo professionale sotto il profilo del materiale valutabile. Noi non siamo per nulla contrari alle valutazioni periodiche e a migliorare il sistema, ma non ci convince che tra i parametri vi sia anche l’esito degli affari nei gradi successivi di giudizio. Perché questo costringerà i magistrati a porre attenzione a quale potrebbe essere la risposta nei gradi successivi, spingendoli a uniformarsi a quel possibile orientamento anche quando il caso meriterebbe di discostarsi".

Nulla di buono nella riforma della ministra della Giustizia, Marta Cartabia (foto)? "Avevamo lodato il ritorno a una organizzazione degli uffici del pm sulla falsariga di quelli del giudice. Ma anche su questo versante, il Parlamento ha inserito un’ombra: la possibilità che il ministro intervenga nella procedura di approvazione del programma".

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