Giovedì 30 Maggio 2024
ANDREA GIANNI
Cronaca

La lunga scia di sangue. Operaio schiacciato dalla pressa. Due 23enni morti in sole 12 ore

Milano, il giovane lavorava in un’azienda di gestione dei rifiuti. La tragedia davanti ai colleghi rimasti sotto choc. Poco prima nel Senese un coetaneo aveva perso la vita colpito da una barra caduta da un rimorchio.

La lunga scia di sangue. Operaio schiacciato dalla pressa. Due 23enni morti in sole 12 ore

La lunga scia di sangue. Operaio schiacciato dalla pressa. Due 23enni morti in sole 12 ore

e Francesca Grillo

CUSAGO (Milano)

Avevano la stessa età Manuel Cavanna e Hassan Mohamed Ahmed Khalil: entrambi 23 anni, morti sul posto di lavoro. Manuel è stato colpito da una barra metallica caduta da un rimorchio, venerdì pomeriggio a Montepulciano, provincia di Siena, all’interno della ditta Elle Emme. Hassan è morto lo stesso giorno, intorno alle 23.30, stritolato da uno sminuzzatore di rifiuti a Cusago, stretto hinterland milanese. Due morti di appena 23 anni in meno di 12 ore.

Su entrambi i decessi le indagini sono ancora in corso per chiarire ogni dettaglio e individuare eventuali responsabilità. Sulla morte dell’egiziano Khalil i dubbi sono pochi: i carabinieri della Compagnia di Corsico hanno ricostruito l’incidente grazie alle testimonianze dei colleghi che hanno cercato di fermare il macchinario e salvare la vita al giovane operaio. Ma non c’è stato nulla da fare: in pochi istanti il corpo del 23enne è stato trascinato dal nastro trasportatore all’interno dello sminuzzatore. Secondo la prima ricostruzione, Khalil stava lavorando vicino allo sminuzzatore, all’interno della fabbrica Convertini di Cusago, corso Europa specializzata nel trattamento dei rifiuti, con selezione e riciclo dei materiali. Il giovane avrebbe cercato di tagliare un cordino che avvolgeva uno dei materiali destinati al compattatore. Probabilmente non si è accorto che il nastro trasportatore era in funzione ed è stato proprio il nastro ad agganciare la gamba del ragazzo, per poi trascinarlo dentro l’attrezzo per spezzettare i rifiuti, stritolando il corpo del giovane. Gli altri operai hanno assistito alla terribile scena senza poter fare nulla: hanno provato a fermare il macchinario ma era troppo tardi.

Sotto choc, hanno chiamato subito il 118 ma anche i soccorritori e i vigili del fuoco giunti sul posto non hanno potuto fare nulla e il personale medico ha dovuto dichiarare il decesso sul posto. Forse è stata l’inesperienza l’origine dell’errore che ha causato la morte del ragazzo. In Italia con regolare permesso di soggiorno, viveva a Milano, nel quartiere San Siro. Si era trovato il lavoro, con regolare contratto, da poco tempo nella cooperativa che ha in gestione parte delle lavorazioni della ditta. La famiglia era rimasta in Egitto: genitori e fratelli. In Italia aveva uno zio e alcuni cugini.

Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, a capo del pool ambiente, salute e lavoro della Procura di Milano, ha aperto un’inchiesta per l’ipotesi di reato di omicidio colposo e ha disposto il sequestro del macchinario. Nelle prossime ore potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati il legale rappresentante dell’azienda, anche come atto dovuto per consentire la nomina di consulenti di parte per seguire gli accertamenti, a partire dall’analisi dei resti della vittima che verrà affidata a un medico legale. Verrà disposta inoltre una consulenza per accertare la dinamica, dopo l’acquisizione delle relazioni di carabinieri, vigili del fuoco e Ats.