Giovanni Serafini E così, dopo anni di discussioni, si è arrivati al naufragio. L’accordo per l’acquisizione dei cantieri Saint-Nazaire da parte di Fincantieri, varato tre anni fa con le firme di Macron e dell’allora primo ministro Gentiloni, si è inabissato giorno dopo giorno. All’inizio era sembrata un’operazione geniale: la Francia doveva salvare i Cantieri dopo il fallimento dell’azienda...

Giovanni

Serafini

E così, dopo anni di discussioni, si è arrivati al naufragio. L’accordo per l’acquisizione dei cantieri Saint-Nazaire da parte di Fincantieri, varato tre anni fa con le firme di Macron e dell’allora primo ministro Gentiloni, si è inabissato giorno dopo giorno. All’inizio era sembrata un’operazione geniale: la Francia doveva salvare i Cantieri dopo il fallimento dell’azienda coreana che ne era proprietaria, e l’unico in grado di farlo era il colosso Fincantieri. Peccato però che Parigi avanzasse una pretesa assurda: l’Italia avrebbe messo i soldi, e la Francia avrebbe avuto il comando. Si trovò faticosamente un compromesso cervellotico: acquisizione alla pari, con l’1 per cento in più a Fincantieri sotto forma di un prestito per 12 anni.

Le cose peggiorarono rapidamente. Da una parte la Commissione europea si mise a chiedere al gruppo italiano chiarimenti e documentazioni a raffica: un classico quando si vuole ritardare o sabotare un progetto di accordo. Dall’altra parte diversi uomini politici francesi espressero obiezioni e timori crescenti sul rischio di un trasferimento di tecnologia ai cinesi della CSSC, con cui Fincantieri aveva siglato una joint-venture. C’erano inoltre preoccupazioni sindacali sui livelli occupazionali. Insomma, destra e sinistra premevano affinché la Francia lasciasse perdere Fincantieri e trovasse per Saint-Nazaire investitori bianco-rosso-blu. Un atteggiamento ben diverso da quello che ha accompagnato la nascita di Stellantis, fusione tra la francese PSA e l’italo-americana FCA: ovvio, visto che in quel caso è la Francia a occupare la stanza dei bottoni… Ieri la vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager, il ministro della Sviluppo economico Stefano Patuanelli e il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire hanno discusso in riunione video sull’impatto (negativo) della pandemia sul progetto. Fine della storia. Una volta di più la Francia, europeista a parole, si è dimostrata nazionalista nei fatti.