Andrea Bonzi app va in tilt e l’auto non parte. Anzi, non si apre neppure. È successo ad alcune migliaia di proprietari di Tesla negli Stati Uniti. Per alcune ore, i server della società, sovraccarichi, hanno fatto crash e, dunque, non è stato possibile attivare da smartphone i veicoli elettrici...

Andrea

Bonzi

app va in tilt e l’auto non parte. Anzi, non si apre neppure.

È successo ad alcune migliaia di proprietari di Tesla negli Stati Uniti. Per alcune ore, i server della società, sovraccarichi, hanno fatto crash e, dunque, non è stato possibile attivare da smartphone i veicoli elettrici al 100% di Elon Musk.

I guidatori hanno esternato la loro frustrazione sui social, chiamando direttamente in causa il miliardario. Durante la notte, però, tutto è tornato normale e lo stesso Musk – una sorta di Tony Stark in carne e ossa, che organizza viaggi nello spazio per supericchi – ha promesso che non accadrà più.

Non è la prima volta che la Tesla registra problemi, ben più gravi del malfunzionamento di una app: una settimana fa, un piccolo suv Model Y su cui si stava testando la guida autonoma si è schiantato (fortunatamente senza vittime) contro un altro veicolo. Ed è solo l’ultimo caso.

La strada per l’innovazione tecnologica, dunque, è ancora lunga e accidentata. Tutte le cautele devono essere utilizzate, soprattutto quando si tratta di sicurezza alla guida. Per tutto il resto, comprese le portiere che non si aprono, è meglio avere pazienza. Il sogno di veder sfrecciare auto, silenziose e a impatto zero sull’ambiente, lungo autostrade capaci di parlare direttamente con il mezzo, controllandone la guida e limitando così eventuali incidenti, vale ben qualche disagio momentaneo. E chissà che, un giorno, non si possa chiamare la propria auto con il cellulare, proprio come la nera Kitt di Supercar.