di Alessandro Farruggia Tre buone notizie e una cattiva. La prima è che il vaccino AstraZeneca, utilizzabile dai maggiorenni con un’efficacia del 60% (ma del 100% contro i casi gravi), è stato approvato dall’Ema e dal 15 febbraio sarà distribuito anche in Italia. La seconda notizia è che anche la tedesca Novartis, come già la francese Sanofi, produrrà il vaccino PfizerBioNTech: la lavorazione inizierà dal secondo trimestre 2021, con consegne dopo i tre mesi successivi. La terza buona notizia è che i primi dati di fase tre della sperimentazione del vaccino Janssen di Johnson & Johnson indicano una efficacia del 66% (72% negli Stati Uniti, 57% contro...

di Alessandro Farruggia

Tre buone notizie e una cattiva. La prima è che il vaccino AstraZeneca, utilizzabile dai maggiorenni con un’efficacia del 60% (ma del 100% contro i casi gravi), è stato approvato dall’Ema e dal 15 febbraio sarà distribuito anche in Italia. La seconda notizia è che anche la tedesca Novartis, come già la francese Sanofi, produrrà il vaccino PfizerBioNTech: la lavorazione inizierà dal secondo trimestre 2021, con consegne dopo i tre mesi successivi. La terza buona notizia è che i primi dati di fase tre della sperimentazione del vaccino Janssen di Johnson & Johnson indicano una efficacia del 66% (72% negli Stati Uniti, 57% contro la variante sudafricana) nel prevenire il contagio e dell’85% nello scongiurare i casi gravi.

La cattiva notizia è che sulla campagna vaccinale in Italia piove sul bagnato, dato che anche Moderna, dopo Pfizer, ha annunciato un taglio delle dosi. "Anche Moderna – ha detto il commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri – ci ha informato che per la settimana dell’8 febbraio delle previste 166mila dosi di vaccino destinate all’Italia ne consegnerà 132mila, il 20 per cento in meno. Quindi dopo Pfizer e AstraZeneca, anche Moderna. Purtroppo ormai quasi ogni giorno le previsioni subiscono una rettifica. E non per colpa nostra. Ci mancano almeno 300mila dosi di vaccino. Di più, con questi ritardi, non possiamo fare".

Ieri è stato il giorno di AstraZeneca. "Ora abbiamo 3 vaccini per combattere la pandemia – ha detto il direttore dell’Ema, Emer Cooke –. Spero che questo dia una spinta alla vaccinazione. Non abbiamo ancora dati se il vaccino protegga anche contro le varianti e sull’efficacia sugli ultra 55enni, ma ci attendiamo una qualche efficacia anche per questo gruppo e i nostri esperti hanno ritenuto che possa essere utilizzato anche sugli anziani". Dopo l’ok dell’Ema, oggi Aifa, l’agenzia italiana del farmaco approverà il vaccino AstraZeneca ma dovrà valutare se mettere un limite d’età, come ha fatto la Germania, a 65 anni.

Ma AstraZeneca ha fatto notizia non solo per l’approvazione da parte dell’autorità regolatoria europea. Ieri è stato infatti (parzialmente) desecretato il contratto con l’Ue. E i dubbi in buona parte rimangono (non a caso la Commissione ha varato ieri il meccanismo di controllo sull’export dei vaccini). Dal contratto desecretato a metà restano coperte le parti che descrivono il calendario delle consegne e le quantità relative. Nel contratto si fa riferimento al contestato concetto di "best reasonable effort", massimo impegno ragionevole, e secondo l’Ue la formula va intesa come "uno standard legale oggettivo", ma l’azienda, ovviamente, lo nega. Certo è che l’importo totale del contratto è di 870 milioni di euro. Nel testo si legge che AstraZeneca potrà usare gli stabilimenti europei (Germania e Belgio), quelli britannici e anche quelli situati in India. Non è chiaro quali penali AstraZeneca debba pagare per i ritardi o le mancate forniture, ma è chiaro che "nel caso in cui la Commissione o lo Stato – si legge nel contratto – non dovessero pagare entro 20 giorni dalla data di scadenza si accumuleranno gli interessi a favore di AstraZeneca", che in caso di ritardo potrà anche interrompere la fornitura. Una formulazione che pare sbilanciata a favore del produttore.