Moise Kean, attaccante della Juventus e della Nazionale (LaPresse)
Moise Kean, attaccante della Juventus e della Nazionale (LaPresse)

Torino, 29 marzo 2019 - Mamma Isabelle e il fratello Giovanni. Nella foto incorniciata sul comodino di Moise Kean, ammesso che ne abbia una così come andava un po’ di anni fa, nessun altro. Solo loro tre. Non quel padre che di colpo è diventato così presente e ingombrante di pari passo con la mutazione del «predestinato», così come lo ha definito il ct Roberto Mancini.

Una mutazione che in una settimana ha trasformato un ragazzo di 19 anni, da «gran bella promessa ‘sto giovinotto», in uno Spiderman del pallone. Un eroe. Anzi di più: il salvatore della patria pallonara. E, se Kean - attaccante della Juventus e della Nazionale - corre dietro alla palla trasformandola in oro, sono pesanti come il piombo le parole che il ragazzo spende – su Instagram of course – per mettere le cose in chiaro con quel padre improvvisamente presente e presenzialista. Sentite qua: «Trattori?? Non so di cosa parli, se sono l’uomo che sono oggi è solamente grazie a mia madre! E con questo ho detto tutto». Quel ‘grazie a mia madre’, Moise lo scrive in maiuscolo, che nello stile social, significa strillare. E lui gli urla in faccia quale sia l’unica vera presenza della sua vita, fin da quando era piccolo e andava a letto ogni sera, ha raccontato di recente proprio mamma Isabelle: «Con una penna, un pallone e la Bibbia». Così da avere ben presenti le priorità della vita: studio, il Signore e naturalmente il pallone. Sì, ma i trattori? Per chi si fosse perso le sgroppate sulla fascia della notorietà del padre di Moise, che di nome fa Birou Jean Kean – separato da mamma Isabelle – riavvolgiamo al volo il nastro. Giorni fa Birou aveva raccontato come fosse merito suo l’approdo alla Juve e non al Torino di Kean «in cambio di due trattori» che a suo dire non sono mai arrivati: «Non me li hanno ancora dati e non mi danno più biglietti né mi ricevono», aveva dichiarato Kean senior riferendosi alla Juve. E non deve essere difficile immaginare il perché.

Poi, ieri, ha raccontato a ‘Un giorno da pecora’ su Rai Radio1: «Il suo gol? E’ forte e ha sete di gol, ci siamo sentiti al telefono e mi ha detto: ‘papà, potevo fare anche di più’». Certo, leggendo quello che Moise ha scritto sui social, difficile immaginare l’idillio raccontato da Birou. Poi, ancora i trattori che, a sentir lui, Andrea Agnelli non vuole proprio sganciare: «Se ho sentito qualcuno della Juve per i trattori? Non ancora, ma stiamo trattando... Il sottoscritto e la Juve siamo un’unica famiglia, siamo come i denti e la lingua che abitano insieme!». Chissà, magari gli daranno un trattore in prestito con diritto di riscatto, alla fine.

Intanto però, mentre Moise cerca di domare l’onda della notorietà, papà Birou surfa anche nella schiuma della politica. Dopo aver dichiarato di essere leghista e fan di Salvini, a chi lo vorrebbe tesserare risponde: «Lo sono già da due anni a Fossano, dove vivo, ma non posso candidarmi perché ancora non ho la cittadinanza». Scommettiamo che la otterrà a breve?