di Viviana Ponchia Siamo punto e a capo: grassi, pigri e golosi. Non tutti e non dappertutto, è sempre la media del pollo: per un runner scalmanato che a Trento si nutre di noci e cetrioli sotto Gaeta ci sono tre individui inamovibili con tracce di maionese nel sangue. Ma appunto con i grandi numeri è la media che conta. L’Istituto superiore di sanità non si è lasciato ingannare dalla fiammata atletica del lockdown. La gente si faceva arrestare pur di correre, perfezionava l’arte del centrifugato, meditava per smettere di fumare. E forse era tutta scena. Di qui la preoccupazione: gli italiani non si vogliono bene e non vogliono bene a un sistema...

di Viviana Ponchia

Siamo punto e a capo: grassi, pigri e golosi. Non tutti e non dappertutto, è sempre la media del pollo: per un runner scalmanato che a Trento si nutre di noci e cetrioli sotto Gaeta ci sono tre individui inamovibili con tracce di maionese nel sangue. Ma appunto con i grandi numeri è la media che conta. L’Istituto superiore di sanità non si è lasciato ingannare dalla fiammata atletica del lockdown. La gente si faceva arrestare pur di correre, perfezionava l’arte del centrifugato, meditava per smettere di fumare. E forse era tutta scena. Di qui la preoccupazione: gli italiani non si vogliono bene e non vogliono bene a un sistema sanitario che ha già altri problemi. Continuano a non fare tornare i conti fra cibo e attività fisica e almeno nel periodo che va dal 2016 al 2019 si sono fatti trovare in una forma fisica veramente scadente. Qualcuno deve pure avvertirli, se è il caso con la durezza di Filippo di Edimburgo che al tredicenne in visita allo space shuttle disse: "Tu non ci volerai mai, sei obeso". I dati ci inchiodano con una doppia condanna sulla fascia 18-65 anni e sugli over 65, per la prima volta pubblicata in contemporanea. I Passi e Passi d’argento (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia) avvertono che ci muoviamo poco, lasciamo frutta e verdura fuori dal piatto e sulla bilancia, se conserviamo un po’ di dignità, dovremmo provare vergogna. Giovani e anziani sono irresponsabili allo stesso modo, con differenze anche comprensibili per aree geografiche, cultura, benessere economico. A mangiare troppo senza fare movimento sono soprattutto le donne che si arrendono all’età, le persone con uno status sociale svantaggiato e un basso livello di istruzione e gli abitanti delle regioni meridionali, in testa Basilicata e Campania. Prima le percentuali, poi gli alibi e magari l’assoluzione. Quattro adulti su 10 pesano troppo (di questi 3 sono considerati sovrappeso e uno è francamente obeso)e per colpa dei chili in eccesso vanno incontro a una lunga lista di patologie come il diabete mellito di tipo 2, le malattie cardiovascolari e i tumori . I sedentari sono il 30% fra i 18 e i 34 anni, ma salgono al 40% fra i 50 e i 69. Al Sud invece la metà della popolazione ha proprio dimenticato la vera missione dell’essere umano: muoversi per cercare cibo, costruirsi un riparo, cambiare habitat con sfacchinate da maratoneta. È andata bene per millenni, poi sono arrivate le automobili, l’ascensore e buon ultimo lo smart working che riduce la performance a uno svogliato trascinamento indoor. Non sappiamo più camminare. Peggio: non abbiamo la percezione di quanto poco movimento facciamo, a certa gente il contapassi riderebbe in faccia. E poi c’è l’alcol (1 su 6 beve più del dovuto), ci sono le sigarette (un italiano su 4 non ci rinuncia) e quelle fatidiche 5 porzioni di frutta e verdura che mandano in crisi anche i più virtuosi: un cocomero intero mi copre tutta la settimana? E veniamo agli alibi. Un’anziana signora di Salerno che guarda i nipoti e non può permettersi le zucchine avrà il diritto di spiaggiarsi sul divano con una fetta di pane cafone? E a quello che ha provato a correre attorno a casa soffocato dalla mascherina e si è sentito dare del cinghialone come si può chiedere: riprovaci se hai il coraggio?