di Deborah Bonetti Bloccati al confine e poi sbattuti in centri di immigrazione senza telefonino, al freddo, come detenuti. È toccato in questi giorni a diversi giovani italiani ed europei, arrivati in Inghilterra alla ricerca di un lavoro e bloccati dalle autorità britanniche, che hanno già cominciato a rispedirli al mittente. Choc? Senza dubbio, ma si sapeva che con la Brexit tutto sarebbe cambiato. Dal primo gennaio 2021 non è infatti più possibile venire in Gran Bretagna a cercare lavoro, se non si ha già un contratto. Il Regno Unito si è allineato con sistemi...

di Deborah Bonetti

Bloccati al confine e poi sbattuti in centri di immigrazione senza telefonino, al freddo, come detenuti. È toccato in questi giorni a diversi giovani italiani ed europei, arrivati in Inghilterra alla ricerca di un lavoro e bloccati dalle autorità britanniche, che hanno già cominciato a rispedirli al mittente. Choc? Senza dubbio, ma si sapeva che con la Brexit tutto sarebbe cambiato. Dal primo gennaio 2021 non è infatti più possibile venire in Gran Bretagna a cercare lavoro, se non si ha già un contratto. Il Regno Unito si è allineato con sistemi d’immigrazione già in vigore in Australia e negli Stati Uniti e non fa entrare più nessuno liberamente, soprattutto se – come tanti giovani – a bussare sono persone in cerca di lavori non specializzati, come camerieri o commessi. Fino alla fine dell’anno scorso, andava molto di moda tra i giovani europei venire in Gran Bretagna per qualche mese a imparare l’inglese e guardarsi intorno, magari aiutandosi con lavori stagionali. Ma ora questa possibilità non c’è più. La Gran Bretagna ha lasciato la Ue e tratta i cittadini europei esattamente come quelli di tutti gli altri Paesi, a cui chiede visto lavorativo e contratto già firmato. Ma la trentina di giovani – tra cui greci, tedeschi, rumeni e spagnoli, oltre ai nostri connazionali – è arrivata a mani vuote e i consolati dei vari paesi sono stati chiamati ripetutamente per aiutare i loro cittadini a rientrare a casa. Una 25enne spagnola, che aveva precedentemente lavorato in Inghilterra, è arrivata all’aeroporto di Gatwick il 3 maggio con la speranza di tornare a lavorare, ma è stata trattenuta nel centro d’immigrazione di Yarls Wood, dove vengono mandati i migranti che attraversano la Manica.

La donna ha potuto chiamare i famigliari dal telefono pubblico del centro e la sorella ha rivelato al sito Politico.eu: "Sta bene, ma le condizioni non sono buone. Fa freddo e le hanno tolto il telefonino e altri effetti personali". Un greco di 26 anni, alla caccia di opportunità di lavoro e rinchiuso in un’altra location, ha rivelato al quotidiano Ta Nea: "Mi hanno rinchiuso in un centro immigrati per 7 giorni. Non sapevo quando sarei potuto uscire ed ero disperato. Mi hanno messo in una cella con le sbarre e portato via tutto quello che avevo".

Un avvocato che insegna diritto internazionale a Goldsmiths, University of London, ha dichiarato: "Questo trattamento è assolutamente disproporzionale e dovrebbe essere evitato a tutti i costi". La situazione è peggiorata dalla pandemia, che richiede ulteriori controlli all’ingresso del Paese e lunghi e costosi test anti Covid per rimpatriare. Vale la pena ricordare che i cittadini europei hanno diritto all’ingresso in Gran Bretagna per 90 giorni senza visto, ma le autorità di confine hanno la possibilità di negare l’ingresso a qualsiasi persona sospettino essere alla ricerca di impiego e senza la giusta documentazione.