di Giovanni Serafini "Una svolta storica": rompendo col passato e decidendo di estradare i ’rifugiati’ italiani, Emmanuel Macron rende più forte il legame fra Parigi e Roma. Ne parliamo con Marc Lazar, politologo, grande conoscitore dell’Italia, docente a Sciences-Po e presidente della School of government della Luiss di Roma, che ci spiega perché gli intellettuali della gauche radicale fanno una gran confusione sulla ’dottrina Mitterrand’. È una sorta di déjà vu: come ai tempi di Toni Negri e Cesare Battisti, la sinistra francese tace o firma petizioni per chiedere che i ’rifugiati’ italiani non vengano estradati. Come se l’Italia fosse il Cile di Pinochet… I media francesi a loro volta sembrano imbarazzati, come se la cosa non li interessasse. Cosa ne pensa? "Il disinteresse è reale: in questo momento la Francia ha altre priorità, la...

di Giovanni Serafini

"Una svolta storica": rompendo col passato e decidendo di estradare i ’rifugiati’ italiani, Emmanuel Macron rende più forte il legame fra Parigi e Roma. Ne parliamo con Marc Lazar, politologo, grande conoscitore dell’Italia, docente a Sciences-Po e presidente della School of government della Luiss di Roma, che ci spiega perché gli intellettuali della gauche radicale fanno una gran confusione sulla ’dottrina Mitterrand’.

È una sorta di déjà vu: come ai tempi di Toni Negri e Cesare Battisti, la sinistra francese tace o firma petizioni per chiedere che i ’rifugiati’ italiani non vengano estradati. Come se l’Italia fosse il Cile di Pinochet… I media francesi a loro volta sembrano imbarazzati, come se la cosa non li interessasse. Cosa ne pensa?

"Il disinteresse è reale: in questo momento la Francia ha altre priorità, la situazione sanitaria, il jihadismo, l’insicurezza dovuta all’aumento della criminalità. Detto questo bisogna distinguere: c’è una parte della sinistra, soprattutto intellettuali e artisti, che continua con la vecchia posizione ideologica schierandosi in favore degli ex terroristi. Ma ce n’è un’altra, molto più consistente, che resta silenziosa. Basti pensare al partito socialista: in passato difese Cesare Battisti, l’allora segretario Hollande andò a trovarlo nel carcere della Santé".

Cos’è che affascina gli intellettuali della gauche radicale? Pensano che i ’rifugiati’ italiani degli anni di piombo siano i figli della Rivoluzione, una sorta di romantici idealisti?

"Diciamo che gli autori delle tribune, Valeria Bruni Tedeschi e gli altri, fanno una certa confusione. Si appellano alla ‘dottrina Mitterrand’ dimenticando un capitolo importante di quella dottrina, cioè la riserva che Mitterrand impose (ma non sempre rispettò) nei confronti di chi avesse le mani ‘sporche di sangue’. Alcuni provano inoltre una sorta di empatia nei confronti degli ex terroristi italiani: sono convinti che l’Italia all’epoca non fosse un Paese democratico. Infine c’è un terzo argomento: consiste nel fatto che questi rifugiati sono anziani, che alcuni di loro sono malati, che si sono fatti una vita e una famiglia in Francia; ritengono che sia assurdo spedirli in Italia dopo 40 anni per consegnarli alla giustizia".

Una delicatezza che la Francia non ha avuto con suoi terroristi, i vari Rouillan e Ménigon, che ha lasciato marcire e morire in carcere…

"Verissimo, con Action Directe si è stati molto più duri che con i terroristi italiani. Aggiungo un’altra cosa: nelle petizioni non si fa alcun accenno alle vittime, né al pentimento che le vittime aspettano dai colpevoli. Si evoca invece il pericolo che con l’estradizione li si esponga alla vendetta delle vittime. Un’ipotesi contraddetta dalla stragrande maggioranza dei casi: ho trovato esemplare a questo proposito la posizione della vedova Gemma Calabresi e di suo figlio Mario, che sono di un’incredibile dignità. Non chiedono vendetta, vogliono – dicono – conoscere la verità".

In Italia c’è una certa frustrazione per i tempi dell’estradizione: due anni, forse tre, forse di più, forse mai... Una beffa?

"Capisco questa reazione. Ma dopo il grande gesto politico di Macron tutto passa nelle mani della giustizia, che deve rispettare i suoi tempi e le sue regole".

Il gesto di Macron è stato clamoroso, storico.

"Indubbiamente. Ed è stato possibile perché dall’altra parte c’erano Mattarella e Draghi con i quali c’è un legame fortissimo".

Dopo questa svolta di Macron, Parigi e Roma sono più vicine?

"È una vera svolta, anche se la ‘rupture’ ha luogo nella continuità della dottrina Mitterrand intesa nella sua pienezza. Certo che Parigi e Roma sono più vicine! Debbono agire insieme, forse anche nella prospettiva di un recovery plan supplementare. Oltretutto l’incertezza dovuta alla prossima uscita della Merkel rafforza questo legame. È sempre accaduto: quando la Francia ha qualche problema con la Germania, guarda un po’ di più all’Italia. Parigi e Bonn sono come una vecchia coppia un po’ stanca: Parigi si ricorda allora che ha una bellissima amante, l’Italia… Oggi siamo in questa fase di riavvicinamento: c’è un ritorno di fiamma. Ma non illudetevi: il legame fra Germania e Francia resterà solido. Non è facile per un’amante ottenere che il partner divorzi e la sposi…".