PIero

Degli Antoni

Brutta, sporca e cattiva. È la tv del dolore e dell’orrore, delle scomparse e dei ritrovamenti, degli abbracci e degli addii, soprattutto delle lacrime che irrigano questo genere di programmi. Pensavamo fosse una debolezza italiana, ci siamo dovuti ricredere. La tv russa indulge da giorni sul caso di Denise Pipitone, con un accanimento terapeutico degno di miglior causa.

Con l’alibi peloso di aiutare una famiglia a ricomporsi dopo anni drammatici, "Let them Talk", con evidente sprezzo della dignità, del riserbo, della compostezza, della sensibilità altrui, galoppa con furia sulla vicenda facendo strage di sentimenti. È la tv sgangherata che non si può permettere altro. I piatti prelibati – i film, le serie tv, le partite di calcio e molti altri sport, la musica classica, gli show più patinati – insomma la crema della produzione televisiva, è stata ormai definitivamente dirottata sui canali a pagamento. Caviale e champagne per chi può permetterselo, bonarda e salame per tutti gli altri. È una stratificazione sociale orizzontale ma anche generazionale, chi sta con ‘Game of Thrones’ e chi con ‘Malattie imbarazzanti’. Chi guarda le serie tv in lingua originale e chi attende col fiato sospeso che la busta si apra. La tv dell’afflizione affonda le mani nella melma dei sentimenti primordiali, un po’ come facevano i feuilleton ottocenteschi, solo che erano scritti meglio. L’unico artificiere che può disinnescarla è il telecomando.