di Claudia Marin Il capitolo pensioni era il più spinoso, delicato e complesso da affrontare e come tale si è rivelato. E così, per uscire dallo scontro frontale su Quota 100, Mario Draghi ha congelato la decisione finale su come superare il meccanismo di anticipazione dell’uscita, che è diventato la bandiera della Lega. Un congelamento momentaneo, però, perché sul tavolo il pacchetto previdenza è già pronto e nella versione predisposta dal Ministro dell’Economia, Daniele Franco, contempla una stretta complessiva: con l’introduzione di Quota 102 per il 2022 e Quota 104 per il 2023 al posto della soluzione attuale, ma anche con il blocco di Opzione donna e la non estensione dell’Ape sociale ad altre categorie di lavoratori che svolgono mansioni gravose, oltre...

di Claudia Marin

Il capitolo pensioni era il più spinoso, delicato e complesso da affrontare e come tale si è rivelato. E così, per uscire dallo scontro frontale su Quota 100, Mario Draghi ha congelato la decisione finale su come superare il meccanismo di anticipazione dell’uscita, che è diventato la bandiera della Lega.

Un congelamento momentaneo, però, perché sul tavolo il pacchetto previdenza è già pronto e nella versione predisposta dal Ministro dell’Economia, Daniele Franco, contempla una stretta complessiva: con l’introduzione di Quota 102 per il 2022 e Quota 104 per il 2023 al posto della soluzione attuale, ma anche con il blocco di Opzione donna e la non estensione dell’Ape sociale ad altre categorie di lavoratori che svolgono mansioni gravose, oltre quelle che già vi rientrano.

Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, a fine giornata, tentano di sbandierare il risultato sulle pensioni come un mezzo successo: "Non si torna alla Fornero e non ci sarà lo scalone dal 2022". Ma, a conti fatti, l’impresa appare più una mossa propagandistica che una realtà a portata di mano. Basti pensare a quello che si legge nel comunicato finale del Consiglio dei Ministri: "Vengono previsti interventi in materia pensionistica, per assicurare un graduale ed equilibrato passaggio verso il regime ordinario". Una formula che rinvia pari pari alla proposta Franco e che i leghisti per il momento non vogliono accettare.

Ma vediamo come dovrebbe funzionare l’ipotesi messa in campo dal ministro dell’Economia. La combinazione per Quota 102 dovrebbe essere di 64 anni e 38 di contributi rispetto ai 62 e 38 di Quota 100 e varrebbe per il 2022, mentre per l’anno successivo (o nel 2024) si salirebbe a Quota 104 come combinazione di 64 anni di età e 40 di contributi o di 66 anni di età e 38 di contributi. A tentare di minimizzare i danni politici ci prova lo stesso Giorgetti, proponendo di applicare Quota 102 "solo agli statali" e lasciando Quota 100 per il lavoro privato.

Ma, al di là dei profili di legittimità costituzionale della soluzione, Draghi e Franco non ci stanno. Certo è che dall’Economia fanno trapela anche i primi conteggi. L’ipotesi di introdurre Quota 102 dall’anno prossimo per due anni con un’età minima di 64 anni e almeno 38 anni di contributi, una volta esaurita Quota 100 potrebbe riguardare circa 50mila lavoratori nel complesso. Quota 102 potrebbe avere un impatto limitato rispetto a quello avuto da Quota 100 (oltre 340mila persone in pensione fino allo scorso agosto con una spesa di 18,8 miliardi), perché di fatto continua ad escludere chi era rimasto escluso da Quota 100 per età, e include solo coloro che non hanno potuto approfittare della misura simbolo del governo gialloverde perché non avevano contributi sufficienti.

A maggior ragione, risulta restrittiva Quota 104, sebbene dipenderà dai requisiti necessari (cioè, il minimo di età o di contributi).

In pratica nel 2022, con Quota 102 potranno andare in pensione le persone nate nel 1958, ovvero quelle che in presenza di 38 anni di contributi, potevano andare anche quest’anno, e nel 2023 quelle nate nel 1959, che potevano andare anche quest’anno sempre in presenza dei contributi sufficienti. Non potranno andare invece quelle nate nel 1960, anche se dovessero avere 41 anni di contributi, le stesse che non potevano andare quest’anno perché non avevano ancora 62 anni.

Gli altri interventi in materia pensionistica dovrebbero essere l’allargamento dell’Ape sociale con la proroga della misura fino al 2026. Ma al momento sarebbe stato definito solo il prolungamento – e non l’ampliamento – della misura alle altre categorie individuate dalla Commissione per i lavori gravosi presieduta da Cesare Damiano. Sembra esclusa, ma la partita è aperta, la proroga dell’Opzione donna: l’uscita a 58-59 anni con 35 di contributi e il ricalcolo dell’assegno col contributivo (quindi un taglio del 30%).