L’Università di Shanghai, tra i più grandi e prestigiosi atenei della Cina, avrebbe inviato direttive ai suoi college chiedendo di schedare gli omosessuali o comunque coloro che si identifichino come Lgbtq+, e - fatto ancora più inquietante - di riferire sullo "stato mentale" di ogni studente, inclusi "posizioni politiche, contatti sociali e salute mentale". Lo scrive il Guardian in un’inchiesta esclusiva, citando una sorta di censimento dell’università, intercettato sui social, che si propone di identificare "requisiti rilevanti" della popolazione studentesca. Fotodel documento incriminato circolano su Weibo – il ‘Twitter cinese’. Nel frattempo lo stesso post originario con il documento, scrive il giornale britannico, è stato cancellato. Alcuni esperti si chiedono se questa direttiva inquisitoria non sia in contraddizione con la stringente legge varata ed entrata di recente in vigore in Cina a tutela della privacy. Secondo James Palmer, vicedirettore della rivista Foreign Policy, "più che di persecuzione omofoba, si tratterebbe del bisogno del sistema di monitorare e schedare, specialmente attivisti potenziali".