Lunedì 15 Luglio 2024
AGNESE PINI
Cronaca

Sanremo 2024, il racconto in musica di un’Italia nuova

Quest’hanno il Festival ha avuto il merito di raccontarci soprattutto la parte di società che nel nostro Paese ha meno voce. Che è proprio quella dei ragazzi, italiani di prima, seconda, terza generazione

L'emozione di Angelina premiata a Sanremo (Ansa)

L'emozione di Angelina premiata a Sanremo (Ansa)

Roma, 11 febbraio 2024- Quanta Italia c’è dentro Sanremo? Parlo di Italia vera, come quell’italiano vero che dagli anni ’80 di Toto Cutugno è rimbalzato nelle vocalità commosse e appassionate di Ghali (30 anni), “un bambino un po’ italiano un po’ tunisino”, che venerdì sera cantava: "Sono un italiano, un italiano vero”. E quanta Italia vera c’è nelle accuse e negli insulti, nei fischi e nel qualunquismo da tastiera di chi massacrava Georlier (23 anni) incoronato dal televoto, chiamandolo “napoletano” - con svariati altri epiteti - come se non fosse italiano, un italiano vero?

Quanta Italia vera c’è - tolti lo showbiz, l’audience, le sponsorizzazioni e i milioni - dentro questo festival che macina percentuali di share a valanga, batte il record dei record, resuscita il tempio della musica popolare riconsegnandolo alle generazioni di oggi come a quelle di ieri, riunite insieme davanti a quel televisore che sembrava ormai uno strumento vecchio e per vecchi. E invece no. I social ci restituiscono le immagini postate dei salotti di questa settimana: figli, nonni e nipoti a guardare, sullo schermo, i Ricchi e Poveri e i La Sad, BigMama e Fiorella Mannoia. Quarant’anni in un clic.

Sanremo è politica, sempre e da sempre. Con buona pace di chi la vorrebbe fuori dall’Ariston. Perché le canzoni sono politica - l’arte, la musica, le parole, il corpo, gli abiti - e le canzoni che radunano medie da dieci milioni di italiani a sera per svariate ore di fila non possono che raccontare anche uno spaccato politico del Paese che siamo. Con un dato in più: il grande merito di Amadeus - e delle sue ormai cinque edizioni - è stato non solo quello di riaffezionare il pubblico italiano alla sua più famosa kermesse, ma soprattutto di catalizzare l’attenzione e poi la passione dei giovani: tra gli artisti in gara, e inevitabilmente tra gli spettatori. Ce lo certificano, se ce ne fosse bisogno, i dati Auditel, con picchi impressionanti nella fascia 15-34 anni.

Nessuno, diceva Edmondo Berselli, può sapere quale sia il potere della canzone: se raccontare la società che già esiste o plasmare quella che ancora non c’è. Di sicuro, Sanremo quest’anno ha avuto il merito di raccontarci soprattutto la parte di società che in questo Paese ha meno voce, meno espressione, meno considerazione, meno rappresentanza. Che è proprio quella dei ragazzi, italiani di prima, seconda, terza generazione. Consapevoli e tormentati, impegnati e fluidi o disincantati, sognatori come esortava Vecchioni, idealisti e fragili. Il Paese di Ghali e di Geolier, italiani veri di domani. Anzi, di oggi. Se qualcuno si prendesse la briga di accorgersi di loro.