Impossibile non citare Bologna quando si parla dei diritti dei rider, perché è qui che, il 31 maggio 2018, fu siglato un patto pilota in Europa con alcune aziende di consegna del cibo a domicilio. Quelle che scelsero di aderirvi concessero le prime tutele a questi lavoratori. L’allora mentore della Carta di Bologna, tuttora assessore al Welfare di Bologna, Marco Lombardo (Pd), parlò di "condizioni di lavoro novecentesche", usando alcune argomentazioni che si ritrovano oggi anche nell’inchiesta di Milano: si tratta di "lavoro subordinato" e non occasionale. Da allora, molti progressi sono stati raggiunti. Su tutti, quello della Corte di Cassazione di Torino che, nel gennaio 2020, ha dato ragione ai fattorini del cibo respingendo un ricorso del gigante Foodora. A livello nazionale, invece, è tutto fermo da un anno, al nulla di fatto dopo le promesse del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S). "I progressi – rileva Lombardo – si notano solo per l’iniziativa di alcuni Comuni, oppure a livello giudiziario. Sarebbe ora che si muovesse la politica". Avvisato l’attuale ministro del Lavoro Orlando.