Letizia Mannella, 62 anni, procuratore aggiunto, ha coordinato le indagini su Di Fazio
Letizia Mannella, 62 anni, procuratore aggiunto, ha coordinato le indagini su Di Fazio
di Anna Giorgi Letizia Mannella, procuratore aggiunto, capo del quinto dipartimento, quello delle "Fasce deboli", ha coordinato le indagini che hanno portato all’arresto di Antonio Di Fazio, 50 anni, rampante manager nel settore farmaceutico dalla doppia vita, in cella da venerdì per aver drogato e violentato, nel suo lussuoso appartamento di corso Sempione, una studentessa bocconiana di 21 anni. Questa violenza per modalità, cioè stordimento con la droga e poi abuso della vittima incosciente, ne ricorda altre, Genovese fra tutti: lei dal suo...

di Anna Giorgi

Letizia Mannella, procuratore aggiunto, capo del quinto dipartimento, quello delle "Fasce deboli", ha coordinato le indagini che hanno portato all’arresto di Antonio Di Fazio, 50 anni, rampante manager nel settore farmaceutico dalla doppia vita, in cella da venerdì per aver drogato e violentato, nel suo lussuoso appartamento di corso Sempione, una studentessa bocconiana di 21 anni.

Questa violenza per modalità, cioè stordimento con la droga e poi abuso della vittima incosciente, ne ricorda altre, Genovese fra tutti: lei dal suo osservatorio come analizza questo diffuso “fenomeno criminale“?

"È molto più grave di una violenza sessuale, è un crimine contro l’umanità, non esagero e spiego perché".

Quali elementi la portano a dire questo?

"Intanto la malvagità con cui, questa persona e le altre che usano questa tecnica, accettano il rischio che lo stupro si trasformi in un omicidio. Dosi massicce di benzodiazepine, come quelle usate da Di Fazio, possono portare al coma immediato e poi alla morte. In questo caso lui ha avvelenato la ragazza per scattarle foto con il cellulare dopo averla denudata e messa in posizione oscene, sapendo benissimo che poteva morire. E poi la consapevolezza di togliere la memoria di quanto è successo, quindi di togliere la difesa, aumentando la possibilità per se stessi di farla franca e restare impuniti".

Sono in aumento violenze di questi tipo?

"No, penso che siano sempre esistite, ciò che è cambiato è il coraggio delle donne di denunciare. Oggi le donne hanno acquisito più coraggio. Sono molto più forti. Anche le giovanissime. Perché già è difficile raccontare di aver subito uno stupro, lo è ancora di più se è un episodio di cui non si ricorda quasi nulla, solo flash. Si teme di non essere credute e le conseguenze psicologiche sono peggiori. Ecco, il coraggio di denunciare è importantissimo perché è solo con l’aiuto delle vittime che gli autori non resteranno impuniti".

Il suo dipartimento sta facendo molto per aiutare, anche in questo senso, le donne...

"Sì, noi insistiamo molto sulla denuncia, le vittime devono sapere che vengono protette, tutte vengono ascoltate e credute. Devono denunciare anche i sospetti, anche i piccoli campanelli d’allarme, le donne non abbiano paura, sappiamo bene quanto possono essere subdole certe violenze. Conosciamo molto bene le tecniche di chi agisce, sappiamo come indagare e come proteggere le vittime".

Le indagini oggi consentono di identificare i colpevoli in molti più casi, forse anche questo aiuta le donne a trovare la forza di denunciare?

"Le indagini, anche grazie all’aiuto di strumenti tecnici sofisticatissimi raggiungono oggi livelli di precisione ed efficacia molto alta. Lo dico anche a chi crede di garantirsi l’impunità facendo perdere la memoria alla vittima. Tutti lasciano almeno una traccia".