di Nina Fabrizio La crisi economica innescata dal Coronavirus morde e in Vaticano il ‘piatto’ piange. Con il motu proprio introdotto a sorpresa ieri da papa Francesco, pubblicato a mezzogiorno, Bergoglio, causa effetti devastanti del Covid, ha tagliato in modo consistente il cosiddetto ‘piatto’ cardinalizio, lo stipendio dei principi della Chiesa, formato non solo dall’appannaggio stretto ma anche da indennità di missione, incarichi in commissioni, gettoni di presenza vari che lo portano così ad oscillare tra i 4500 e i 5500 euro al mese. Già prima della pandemia le casse vaticane versavano in un profondo rosso. Ma la...

di Nina Fabrizio

La crisi economica innescata dal Coronavirus morde e in Vaticano il ‘piatto’ piange. Con il motu proprio introdotto a sorpresa ieri da papa Francesco, pubblicato a mezzogiorno, Bergoglio, causa effetti devastanti del Covid, ha tagliato in modo consistente il cosiddetto ‘piatto’ cardinalizio, lo stipendio dei principi della Chiesa, formato non solo dall’appannaggio stretto ma anche da indennità di missione, incarichi in commissioni, gettoni di presenza vari che lo portano così ad oscillare tra i 4500 e i 5500 euro al mese.

Già prima della pandemia le casse vaticane versavano in un profondo rosso. Ma la corsa del virus ha reso la situazione ben più drammatica: dal marzo 2020 sono chiusi a singhiozzo i Musei vaticani che con le Ville pontificie costituivano una delle più forti voci di entrata.

L’Apsa, la vera banca centrale della Santa Sede, che ha in mano il patrimonio immobiliare (1800 appartamenti a Roma e Castel Gandolfo e 600 tra negozi e uffici) è andata incontro alla crisi fronteggiata dagli affittuari riducendo anche di un 30 per cento i canoni di locazione. Non gira poi tutto quel piccolo grande mondo economico che ruotava attorno all’annona e al duty free vaticano, già penalizzato dallo stop alla vendita di sigarette (parecchi milioni di euro l’anno di entrate in meno). E persino i fondi ormai non più segreti della Segreteria di stato vaticana, per decenni investiti in redditizi strumenti finanziari Oltremanica come il Centurion, ora inglobati dall’Apsa, non rappresentano più una riserva sicura per via delle recenti azzardate operazioni finanziare, come quella ormai celebre del Palazzo di Londra.

Francesco è dovuto correre ai ripari per "salvaguardare i posti di lavoro", scrive. E quindi taglia "proporzionalmente e a tempo indeterminato" le paghe dei cardinali del 10%, dei capi dicastero e dei segretari dell’8%, e di tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose in servizio presso la Santa Sede del 3%. Per tutti i dipendenti (anche i direttori laici) varrà poi il blocco dello scatto di anzianità fino al 2023. La misura entra in vigore il primo aprile e non si applica a chi dimostri "che gli sia impossibile far fronte a spese fisse connesse allo stato di salute proprio o di parenti". A favore dei porporati ‘impoveriti’ da Francesco c’è da dire che in molti pagano l’affitto degli alloggi in cui risiedono anche se il più delle volte si tratta di mega appartamenti dotati di arredi di pregio, quadri da museo, porcellane e broccati antichi.

Non mancano anche suore impiegate (gratis) come domestiche e servizi di chauffeur attingendo al parco auto vaticano. Per ora, alla decisione del Papa si registrano diversi mugugni, anche se negli anni sono stati spesso più che altro i dirigenti laici a lamentarsi di remunerazioni non proprio in linea con quelle di chi svolge funzioni analoghe

Per ora, tirano un sospiro di sollievo le maestranze che da sempre masticano amaro per gli stipendi bassissimi. Si pensi che in Vaticano gira una leggenda: quando il Papa rimase bloccato in ascensore prima di un Angelus, non sarebbe stato un incidente ma una manomissione degli operai stufi di lavorare anche la domenica.