"Ero al Piper, una sera del 1967, e Sergio Bardotti, il grande paroliere, voleva che io incontrassi un autore che avrebbe potuto aiutarmi a migliorare la mia pessima pronuncia italiana. Così ci sediamo e mi presenta Luigi Tenco, che era venuto a vedermi cantare ed era rimasto impressionato dai miei brani in inglese. Mi chiede di cantare in italiano. ‘La tua pronuncia fa schifo’, dice. E io: ‘Mi dica come posso migliorarla’. ‘Devi lasciarla così come è, per sempre. Sarà la tua fortuna’ Aveva ragione".