La macchina di Anticitera, calcolatore astronomico dei Greci
La macchina di Anticitera, calcolatore astronomico dei Greci
Per scoprire come funzionano i giocattoli, i bambini li rompono e guardano dentro. Per capire come diavolo funzionasse il primo calcolatore analogico della storia, noi adulti con molti gigabyte per la testa ne costruiamo uno uguale. Cambia la prospettiva, non la curiosità che manda avanti il mondo. Dal 1901 l’umanità si crogiola su quel mistero bellissimo chiamato Macchina di Antikytera (o Anticitera, o per gli italiani più amabilmente Cerigotto). È stata la più miracolosa pesca del Mediterraneo davanti all’isola a Nord Ovest di Creta, della quale non sarà mai abbastanza ringraziato un gruppo di raccoglitori di spugne persi nella tempesta e costretti a rifugiarsi sullo scoglio...

Per scoprire come funzionano i giocattoli, i bambini li rompono e guardano dentro. Per capire come diavolo funzionasse il primo calcolatore analogico della storia, noi adulti con molti gigabyte per la testa ne costruiamo uno uguale. Cambia la prospettiva, non la curiosità che manda avanti il mondo. Dal 1901 l’umanità si crogiola su quel mistero bellissimo chiamato Macchina di Antikytera (o Anticitera, o per gli italiani più amabilmente Cerigotto). È stata la più miracolosa pesca del Mediterraneo davanti all’isola a Nord Ovest di Creta, della quale non sarà mai abbastanza ringraziato un gruppo di raccoglitori di spugne persi nella tempesta e costretti a rifugiarsi sullo scoglio roccioso.

Un congegno di inestimabile valore per l’età (I secolo a.C.), perché la fattura è quella che è. Comunque la cosa più simile a un computer arrivata a noi dalle profondità del tempo e di un mezzo naufragio per suggerirci come gli antichi greci guardassero il cielo e ci proiettassero i loro sogni. Il reperto di bronzo a ruote dentate che prediceva le eclissi, le fasi lunari, la posizione del Sole e dei cinque pianeti allora noti e le dati dei giochi olimpici è conservato al Museo nazionale archeologico di Atene e vale il prezzo del biglietto. Vale anche una domanda: perché inventare questo ossimoro di aggeggio futuristico ma a manovella che dava istruzioni sul cosmo e non, per esempio, cimentarsi prima con un orologio? E come funzionava esattamente? Non si sa. Almeno non ancora. Ma dopo decenni di speculazioni a vuoto forse ci siamo. Il complesso meccanismo del paleo computer è stato ricostruito dai ricercatori dell’University College di Londra mettendo assieme le più recenti indagini scientifiche sui suoi frammenti e le antiche iscrizioni che ci stavano sopra.

La rivista Scientific reports dà conto della replica moderna del giocattolo e assicura che presto sarà riprodotta con tecniche antiche per capirci finalmente qualcosa. Il fatto che del dinosauro dell’informatica sia stato recuperato solo un terzo, e per di più in forma di puzzle a 82 pezzi, pare non sia un problema. I reperti sono stati analizzati ai raggi X nel 2005 e gli studiosi guidati dal britannico Tony Freeth hanno individuato il libretto di istruzioni. Ci ha messo del suo anche Parmenide, il filosofo, con un modello matematico che unito alle intuizioni contemporanee spiega in parte il rompicapo: la macchina riproduceva il movimento dei pianeti su cerchi concentrici, minimizzando il numero di ingranaggi in modo da compattare il meccanismo in uno spazio di 25 millimetri. Capito niente? Con i computer succede.

Poco ha capito anche chi ci ha dedicato la carriera come Michael Wright, curatore della sezione di Ingegneria Meccanica del Museo delle Scienze di Londra, che è andato per esclusione: "Secondo la mia ricostruzione, non è uno strumento adatto alla navigazione". Facile sbagliarsi visto che è stato trovato dentro a un relitto di nave. Ma allora a cosa serviva? Wright ha sempre sostenuto la tesi dello strumento didattico o di un simbolo di prestigio, perché capitava nell’antichità di assemblare strumenti al puro scopo di destare meraviglia, senza spiegare la ragione per cui erano stati costruiti. Presto comunque il mistero sarà svelato. Quello del calcolatore. Non quello di Anticitera, isola senza spiagge fuori da ogni logica, un puntino nell’Egeo dove i 24 abitanti d’inverno si contendono un prete, un bar, un ambulatorio e il nulla più assoluto.