di Ettore Maria Colombo "A forza di prenderlo in giro, finiranno per dargli tutti ragione". Lo sbotto è di un deputato lettiano. Il segretario del Pd, Enrico Letta, si è intestardito sull’idea della moratoria per il Colle, ma sembra aver ottenuto, nei partiti, almeno una qualche forma di incoraggiamento. Il sì alla sua proposta, che chiede di blindare la manovra economica del governo e di rinviare le schermaglie per il Quirinale, arriva, in particolare, da Forza Italia. E direttamente da Silvio Berlusconi, via fonti di Forza Italia, oltre che dalla Bernini, come da altri gruppi. Ora, se è singolare dare adito alla tesi di...

di Ettore Maria Colombo

"A forza di prenderlo in giro, finiranno per dargli tutti ragione". Lo sbotto è di un deputato lettiano. Il segretario del Pd, Enrico Letta, si è intestardito sull’idea della moratoria per il Colle, ma sembra aver ottenuto, nei partiti, almeno una qualche forma di incoraggiamento. Il sì alla sua proposta, che chiede di blindare la manovra economica del governo e di rinviare le schermaglie per il Quirinale, arriva, in particolare, da Forza Italia. E direttamente da Silvio Berlusconi, via fonti di Forza Italia, oltre che dalla Bernini, come da altri gruppi.

Ora, se è singolare dare adito alla tesi di Letta (mancano due mesi alla scadenza del mandato di Mattarella, normale che se ne parli), va anche detto che la discussione sta tracimando. Ad oggi l’individuazione di un candidato comune per il Quirinale sembra solo un miraggio. Le ipotesi che circolano, al netto della carta Draghi spaziano da Gianni Letta, Pier Ferdinando Casini e Romano Prodi a Marcello Pera. Da Giuliano Amato, Sabino Cassese e Paolo Gentiloni, all’attuale e la ex Guardasigilli, Marta Cartabia e Paola Severino. Una lista (incompleta), talmente lunga da far presagireuna lunga battaglia a colpi di schede e spogli.

Letta mette il punto con l’intervista a La Stampa: "Vedo uno sfilacciamento in corso che temo moltissimo – dice il leader Pd –, c’è bisogno invece di un’assunzione di responsabilità delle forze politiche a sostegno di Draghi". Poi, la proposta: "Facciamo un incontro di tutti i leader della maggioranza con il premier perché questo accordo sia formalizzato". Un patto vero. Ora, magari Letta è "geloso" del fatto che Salvini, con Draghi, abbia un patto di consultazione abituale. E pure è vero che, nel suo Pd, hanno fatto fuoco e fiamme, i deputati – con tanto di lettera del loro capogruppo, Deborah Serracchiani, al presidente Fico, il cui succo era "ma ora anche no, basta" – rispetto al fatto che, dati i tempi di trasmissione della ex legge Finanziaria alle Camera, la Camera (dei Deputati) si dovrà limitare a porci il timbro.

Ma i consensi a Letta sono arrivati. Prima Forza Italia, con la capogruppo azzurra al Senato, Anna Maria Bernini, che osserva: "Serve una forte stabilità politica che solo il premier Draghi ha dimostrato di garantire", perché "la maggioranza non può procedere in ordine sparso. Berlusconi ha confermato con grande chiarezza la linea di FI e anche la proposta di Letta di un patto fra i leader della maggioranza per mettere in sicurezza la manovra è un passo nella giusta direzione". In serata anche Salvini stesso, pur rimarcando la paternità dell’idea ("l’avevo già proposto il 13 ottobre a Draghi"), ha "ribadito la disponibilità a collaborare". Entusiasta, all’idea, si dice anche Osvaldo Napoli, ex azzurro, ora in CI (Coraggio Italia) di Toti: "Trovo saggia la proposta di Letta, ma la risposta fulminante e positiva di Berlusconi è rimasta fin qui senza seguito. Salvini e Conte che dicono?". Poi, però, Napoli s’allarga: "A Letta suggerisco di far crescere il patto tra i leader per blindare la manovra. Diventi un patto per il Colle". Ecco, qui, però, Napoli chiede troppo: una ciliegia tira l’altra, ma quella del Colle non è ancora matura.