di Elena G. Polidori Al voto! Scandiscono Salvini, Meloni e Tajani. E anche se non mancano quelli che, come Mara Carfagna, Giovanni Toti e Maurizio Lupi, vagheggiano una maggioranza Ursula, ossia un governo di unità nazionale per gestire la pandemia, tra qualche distinguo e "parole di buon senso" il centrodestra è arrivato unito al Quirinale per l’atteso incontro con il presidente Mattarella. Lo scopo, sollecitare il Capo dello Stato, "confidando nella sua saggezza", a prendere in mano le redini della crisi. Prima di salire al Colle, tutti i leader del centrodestra si sono visti alla Camera ed è prevalsa la linea dei ‘big’ Salvini, Meloni, Tajani. Certo,...

di Elena G. Polidori

Al voto! Scandiscono Salvini, Meloni e Tajani. E anche se non mancano quelli che, come Mara Carfagna, Giovanni Toti e Maurizio Lupi, vagheggiano una maggioranza Ursula, ossia un governo di unità nazionale per gestire la pandemia, tra qualche distinguo e "parole di buon senso" il centrodestra è arrivato unito al Quirinale per l’atteso incontro con il presidente Mattarella. Lo scopo, sollecitare il Capo dello Stato, "confidando nella sua saggezza", a prendere in mano le redini della crisi.

Prima di salire al Colle, tutti i leader del centrodestra si sono visti alla Camera ed è prevalsa la linea dei ‘big’ Salvini, Meloni, Tajani. Certo, l’Udc ieri era fin troppo impegnato a gestire il problema dell’indagine sull’ormai ex segretario Cesa (Tajani, prima di salire al Quirinale, è andato addirittura a fargli visita nel suo ufficio pur di dimostrare la sua personale amicizia, ndr). E certo il governatore ligure, Giovanni Toti (con Cambiamo con Toti ) e Noi per l’Italia di Maurizio Lupi hanno tirato il freno a mano; in piena emergenza pandemica e con la necessità di fare un piano vaccinale e di approvare il Recovery Fund – questa la tesi – andare alle urne "sarebbe controproducente, meglio pensare a soluzioni alternative", è stato soprattutto il ‘mood’ di Toti. Che lo ha fatto presente con forza a Salvini.

Dall’altra parte del tavolo, ad ascoltare i dubbi di Toti, la Meloni e un altrettanto dubbioso Salvini, con Antonio Tajani che è – invece – apparso più aperturista rispetto all’ipotesi, ma senza palesarlo ufficialmente.

La ‘frenata’ dei piccoli alleati, tuttavia, non ha di fatto aperto una crepa nel centrodestra, che almeno fino a ieri aveva fatto di tutto per dare l’immagine di compattezza sulla linea da tenere di fronte alla crisi di governo, soprattutto al Colle. Infatti, dal Quirinale è uscito un laconico comunicato congiunto nel quale si invita Mattarella a prendere atto che il governo Conte "non ha più una maggioranza compatta e che – è convinzione dei tre leader maggiori del centrodestra – il problema non sia semplicemente il governo, ma questo Parlamento, che non può risolvere i problemi della nazione e che non può dare all’Italia una maggioranza compatta per fare le cose coraggiose delle quali c’è bisogno". Raccontano che a spingere sull’acceleratore delle elezioni, non a caso, sia stata soprattutto la Meloni. Tant’è che una fonte azzurra ha poi svelato: "Nemmeno Salvini è molto convinto di andare ora al voto, ma lo chiede per non lasciarlo dire solo a Fratelli d’Italia...". Per Silvio Berlusconi la strada del voto resta un’opzione, ma non necessariamente una priorità adesso. Del resto, raccontano sempre fonti azzurre, al Cav vanno bene più opzioni: sia quella di un governo con dentro tutti (l’idea sarebbe Draghi premier, o in subordine Cottarelli) sia quella delle urne, perché in ogni caso Forza Italia ne trarrebbe vantaggi politici e tornerebbe centrale. Da qui la scelta dell’ex premier, come sempre, di giocare su più tavoli. Fino a quando sarà possibile.

E d’altra parte proprio Cottarelli è anche il direttore del comitato scientifico di Voce libera, l’associazione della Carfagna. Il che non autorizza a ipotizzare fughe in avanti, anche se la visita di Gianni Letta a Berlusconi in Francia può essere l’indizio di una dialettica non esaurita con pezzi dell’attuale maggioranza.