Raffaele Volpi è nato nel 1960 In Parlamento dal 2008, era presidente del Copasir dal 2019
Raffaele Volpi è nato nel 1960 In Parlamento dal 2008, era presidente del Copasir dal 2019
di Elena G. Polidori Sono mesi che il Copasir, la bicamerale di controllo sulla sicurezza della Repubblica, è in stallo, ma ieri – dopo mesi di braccio di ferro – il leghista Raffaele Volpi, presidente dell’organismo, si è dimesso insieme con l’altro componente del Carroccio, Paolo Arrigoni. Una mossa che, sulle prime, sembrava portare a una soluzione del blocco con la presidenza da assegnare, come prevedono le norme, a un rappresentante di Fd’I in quanto unica opposizione al governo Draghi. È solo che questa speranza è stata subito raffreddata...

di Elena G. Polidori

Sono mesi che il Copasir, la bicamerale di controllo sulla sicurezza della Repubblica, è in stallo, ma ieri – dopo mesi di braccio di ferro – il leghista Raffaele Volpi, presidente dell’organismo, si è dimesso insieme con l’altro componente del Carroccio, Paolo Arrigoni. Una mossa che, sulle prime, sembrava portare a una soluzione del blocco con la presidenza da assegnare, come prevedono le norme, a un rappresentante di Fd’I in quanto unica opposizione al governo Draghi. È solo che questa speranza è stata subito raffreddata dall’ulteriore richiesta di Salvini di azzerare completamente l’organismo attraverso le dimissioni anche di tutti gli altri componenti di Pd,M5s e Forza Italia in modo da procedere al riequilibrio dell’organismo assegnando all’opposizione la metà dei posti, ovvero 5 tra deputati e senatori sui 10 complessivi. E qui le cose si sono bloccate di nuovo.

A quanto si apprende da fonti della maggioranza, Salvini si sarebbe reso conto di non poter proseguire ancora a lungo nel segno dell’intransigenza a mantenere la presidenza del Copasir e, complice un disgelo con il partito di Giorgia Meloni (con cui lunedì prossimo dovrà confrontarsi sui nomi da presentare alle amministrative), avrebbe dato il via libera alle dimissioni di Volpi, ma le dimissioni del presidente, di per sé, non hanno effetti immediati sulla guida del Copasir e la sua composizione. Soprattutto visto che gli altri componenti del Comitato non hanno nessuna intenzione di seguire le orme dei due leghisti. Anche Elio Vito di FI, il primo a lasciare l’organismo per favorire una soluzione, ha annunciato invece il ritiro delle sue dimissioni, auspicando un ritorno a un "clima di responsabilità".

Ed ecco che all’orizzonte si profila il rischio di un ulteriore stallo. I riflettori si spostano quindi sugli scranni più alti di Montecitorio e palazzo Madama, con i presidenti di Camera e Senato che lavoreranno di concerto: ben sapendo che non è in loro potere l’azzeramento dell’organismo bicamerale, ma la sostituzione di un presidente, invece, sì, anche perché senza di esso il Copasir non è più nelle condizioni di poter svolgere le sue funzioni. Fico e Casellati, qualora gli altri componenti non dovessero dimettersi, chiederanno alla Lega di indicare i nuovi componenti, per ripristinare il plenum, in modo che poi si possa procedere all’elezione del nuovo presidente. Spetterebbe al vicepresidente, Adolfo Urso di Fd’I, nome che tuttavia non suscita entusiasmi. Tanto che la richiesta di azzeramento di Salvini sarebbe anche legata alla volontà di evitare che la presidenza finisca nelle mani di Urso, a suo dire, "amico dell’Iran". Insomma, il problema non è superato ma per la Meloni si è a buon punto: "Tutto bene quel che finisce bene. Spero che alla fine si risolva". Salvini permettendo.