Eitan, 6 anni, con il nonno Shmuel Peleg, di 53
Eitan, 6 anni, con il nonno Shmuel Peleg, di 53

PAVIA

Diciassette pagine e 42 diversi punti di analisi, fra i quali il più importante è il ventinovevismo, quello in cui il giudice della Corte suprema israeliana dispone il ritorno in Italia di Eitan Biran entro il 12 dicembre. L’attesa sentenza dei giudici supremi di Tel Aviv ha messo la parola fine alla "vacanza" dell’unico superstite della tragedia del Mottarone, portato via da Pavia, dove era affidato agli zii, e condotto a Tel Aviv dal nonno materno l’11 settembre scorso, in compagnia di un contractor israeliano ma di stanza a Cipro che si era reso disponibile al colpo di mano ideato dal nonno del piccolo.

"In base alla Convenzione dell’Aja, alla quale Israele ha aderito, si è trattato di un rapimento – ha stabilito nella sentenza in modo inequivocabile il giudice Alex Stein –. E la Carta internazionale prevede tolleranza zero e restituzione immediata ai tutori". Smontata quindi la tesi portata avanti dai nonni materni, Shmuel Peleg e l’ex moglie Esther, secondo i quali la casa del bambino di 6 anni è e deve essere in Israele. "Entro e non oltre il 12 dicembre" invece Eitan dovrà tornare nella villetta di Travacò Siccomario, a due passi da Pavia, che sorge accanto a quella dei nonni paterni, e là potrà ricominciare ad andare a scuola all’istituto delle Canossiane che aveva cominciato da pochi giorni, quando il nonno materno Shmuel Peleg lo ha prelevato per portarlo con sè di nascosto in Israele.

Manuela Marziani