Viviana

Ponchia

Dopo la quarta ora di volo il passeggero in economy precipita in uno stato selvaggio. I capelli si elettrizzano, le caviglie si gonfiano. La brigata costretta alla cattività pressurizzata cede alla tuta e si toglie le scarpe. E tutti formulano la stessa domanda: quale signora può lavorare dodici ore issata lassù senza un lamento? Come fanno le hostess? Impeccabili da Francoforte a San Francisco, senza una piega o una sbavatura attorno agli occhi. Eleganti e agili sui tacchi che evidentemente danneggiano il resto dell’umanità ma risparmiamo la categoria. Quale allenamento segreto le porta a sorridere come se non esistessero i calli e le storte? Cosa c’è dietro? È ora che si sappia: sofferenza e sopportazione. Patiscono come noi. E mentre servono brodaglie sognano un pediluvio. Per questo rappresenta una piccola rivoluzione la scelta della compagnia low cost ucraina SkyUp: le sacerdotesse dell’aria, se lo desiderano, possono fare avanti e indietro in scarpe da ginnastica. È con piccoli passi come questo che le donne diventano grandi. Liberarle dalla condanna dei trampoli per SkyUp è stata solo l’ultima tappa della corsa alla comodità cominciata con la revisione della divisa: basta gonne strette e giacche striminzite e via all’oversize. Altre compagnie hanno dato il buon esempio. Virgin Atlantic ha tolto l’obbligo di essere truccate, Japan Airlines e Norwegian Airlines consentono le scarpe basse. E se crolla un mito pazienza.