Torino, 14 dicembre 2019 - Come colpo finale le danno il benvenuto nella città più inquinata d’Italia. Così, per tenerla sulla corda. Come se non ne avesse passate abbastanza dentro quella cerata gialla che non scalda, povera bambina. Trump, i marosi dell’Atlantico, le accuse di essere petulante, mentalmente instabile e forse un po’ aliena.
Greta Thunberg è stanca. Si vede. È la stanchezza dell’adolescenza che su un libro o di fronte al disastro planetario si domanda: e adesso? Anziché starla a sentire, per una volta, viene voglia di portarla via. Non al cinema, magari a bere un ‘bicerin’ dietro la Consolata, visto che la città le piace e fa un freddo cane. Più che Pechino, Torino sembra Stoccolma.

Lucidata dalla neve, salubre come Cortina. E con l’ennesimo sciopero dei mezzi pubblici in corso. Sarà per questo che accorrono in pochi, qualche migliaio di persone intirizzite.
Tutte quelle mamme scatenate che sguinzagliano i figli piccoli per fare una foto a Greta (in teoria proibita secondo la nuova policy dei Friday For Future in presenza di icone) dovrebbero provare pena per il suo naso rosso. Invece è un trofeo, non importa se trascina i piedi.

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Arriva in auto elettrica da Madrid accompagnata dal padre, dallo staff e dai documentaristi che la seguono in giro per il mondo.
Con un filo di voce ammette: "Dopo questo andrò a casa, con ancora un paio di tappe lungo la strada e sarò a casa prima di Natale. Mi prenderò una pausa durante le vacanze, perché bisogna prendere delle pause, bisogna riposare. Non so quanto durerà la pausa, non troppo, ma abbastanza per essere ben riposata". Infatti annulla la conferenza stampa e se la cava con un intervento stringato. "La foto per il Time? Gran divertimento. Per fortuna c’era un fotografo di talento". La volevano a tutti i costi perché "in Piemonte la gente muore a causa dell’emergenza climatica".

Gli attivisti con cui è in contatto da mesi le hanno chiesto di dare forza all’offensiva sugli enti locali: "Di solito ci riesce".

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Era stanca ma non ha detto di no. I calciatori alzano il prestigio delle discoteche, a lei tocca piazza Castello dentro la centrifuga di un’enorme campagna emozionale: "Sono orgogliosa di essere qui – dice mordicchiando i guanti di lana rosa – Salvate il vostro futuro, alzatevi e cambiate il mondo".
La cerata le arriva alle caviglie. È sempre la più piccola, anche più piccola delle scolaresche deluse perché "qui non succede niente", se niente è essere sull’orlo dell’estinzione di massa. Come le Madonne nelle processioni o le ragazzine della sua età quando hanno la luna storta Greta scansa mani che vogliono toccarla.

Le fanno vedere il Teatro Regio, almeno si scalda un po’, e in piazza c’è un palco da recita scolastica che non slancia: "Sono colpita dagli organizzatori che hanno messo su tutto in breve tempo".
Sempre carina, mai una lamento. Ma stanca, perché portarsi il mondo sulle spalle è un compito che non si può delegare. Vogliono lei, la sua faccia da Pippicalzelunghe, dappertutto.
"Il 2020 è l’anno dell’azione – dice –. Dobbiamo essere uniti". Puntano su Caselle aerei partiti comunque , il mercatino di Natale davanti alla prefettura insidia il pianeta con le salsicce. Stanchezza per troppi chilometri, onde e forse dubbi: tutto questo servirà? La bambina che ha svolto la sua opera di evangelizzazione ricordandoci come siamo malmessi torna a casa tormentando i guanti rosa con i denti. Adesso lasciamola riposare.