Piero

Degli Antoni

Il fine giustifica il mezzo televisivo. Manuel Bortuzzo, lo sfortunato giovane atleta colpito due anni fa da due pallottole e per questo costretto su una sedia a rotelle, in un’intervista al ‘Messaggero’ lancia l’idea di partecipare al Grande Fratello.

"La gente non sa come avvicinarsi alla disabilità". Con la partecipazione al reality "tutta l’Italia capirebbe cos’è davvero vivere ogni singolo giorno con la disabilità. Cosa vuol dire alzarsi, vestirsi, fare le cose minime". Il Grande Fratello potrebbe quindi completare l’album politically correct con l’arruolamento di un disabile.

C’è da rallegrarsene. Persino nel girone più profondo dell’inferno televisivo può lampeggiare un frammento di umanità, una scaglia di servizio pubblico. La partecipazione al Grande Fratello sancirebbe agli occhi del pubblico più vasto e disimpegnato la sostanziale parità tra i vanesi fannulloni da reality e un ragazzo paraplegico che ha dimostrato una sbalorditiva forza

di volontà. La parificazione televisiva lavora in un modo profondo e molto più efficace di certi inascoltabili pipponi retorici. Tutta la tv di scarto ne trarrebbe un benefico ritorno d’immagine, e si potrebbe persino ipotizzarne l’estensione ad altre uggiose trasmissioni. ‘C’è posta per te’, per esempio, potrebbe organizzare un incontro a sorpresa tra Renzi e Conte. Chissà che la crisi di governo non possa essere risolta da Maria De Filippi.