Martedì 16 Aprile 2024

Gianfranco Fini e la casa di Montecarlo, perché l’ex presidente della Camera è accusato di riciclaggio

Comprata nel 2008 dal cognato, Giancarlo Tulliani, con denaro proveniente da una società offshore dell’imprenditore Francesco Corallo, l’appartamento è stato rivenduto per 1 milione e 360mila euro. Secondo l’accusa dietro c’era un attività di ‘pulizia’ e reimpiego di soldi

Elisabetta Tulliani e Gianfranco Fini (Agenzia Aldo Liverani Sas)

Elisabetta Tulliani e Gianfranco Fini (Agenzia Aldo Liverani Sas)

Roma, 18 marzo 2024 – Otto anni per Gianfranco Fini, nove per Elisabetta Tulliani. Sono le pene richieste dalla procura di Roma al processo che vede l’ex presidente della Camera e la compagna imputati per riciclaggio, insieme al fratello di lei, Giancarlo Tulliani e al padre Sergio

La vicenda è quella della compravendita di una casa a Montecarlo, nel principato di Monaco, lasciata in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale, il partito fondato da Fini. 

Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’appartamento sarebbe stato acquistato per 300mila euro da Giancarlo Tulliani nel 2008 e poi rivenduta sette anni dopo per un milione e 360mila euro. Oggetto delle indagini scattate nel 2016 non è solo la plusvalenza ma l’origine del denaro, che sempre in base alla procura proveniva da attività illecite (evasione fiscale) dell’imprenditore Francesco Corallo, il re delle scommesse, che lo ripuliva e lo investiva fra le altre cose, in immobili. Si teorizzano condotte di riciclaggio e autoriciclaggio che avrebbero garantito agli imputati un profitto illecito di oltre 7 milioni di euro. 

Tulliani avrebbe acquistato la casa di AN per il tramite della società offshore Atlantis, (diventata poi Bplus e infine Global Starnet), allora la principale concessionaria dello Stato per le slot machine, guidata appunto da Corallo. Nel 2016 Corallo fu arrestato e con lui altri, tra cui l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta, anche lui rinviato a giudizio. In origine i pm avevano contestato anche il reato di associazione a delinquere finalizzata al peculato. Ma questa accusa è stata prescritta. 

Fini davanti ai giudici ha sostenuto che solo successivamente alla compravendita, nel 2010, scoprì che il proprietario di casa era il cognato e in quel momento avrebbe interrotto i rapporti con lui. “Anche il comportamento di Elisabetta mi ha ferito: ho scoperto solo dagli atti del processo che lei era comproprietaria dell'appartamento e poi appresi anche che il fratello le bonificò una parte di quanto ricavato dalla vendita. Tutti fatti che prima non conoscevo''. Diversa la versione della Tulliani che in ogni modo conferma che Fini era all’oscuro. Lei stessa – ha affermato oggi in udienza –  era “convinta che quel denaro fosse di mio fratello. Il suo comportamento spregiudicato rappresenta una delle più grandi delusioni della mia vita”. 

L'Avvocatura dello Stato ha chiesto l'assoluzione per l'ex presidente della Camera. Si è, invece, associata alle richieste di condanna avanzate dalla Procura nei confronti di Elisabetta Tulliani, del fratello Giancarlo e del padre Sergio. La sentenza potrebbe arrivare il 18 aprile, data della prossima udienza.