Arianna Orazi, 48 anni, con il figlio Enea Simonetti di 20: entrambi sono indagati per la morte di Rosina Cassetti
Arianna Orazi, 48 anni, con il figlio Enea Simonetti di 20: entrambi sono indagati per la morte di Rosina Cassetti
di Giancarlo Falcioni "Ma quali maltrattamenti, la nostra è una famiglia normalissima. Ci accusano dopo la violenza che noi abbiamo subìto, siamo vittime due volte". Arianna Orazi, 48 anni, parla da uno stanzino all’interno della sua rivendita di autoricambi a Macerata. Nonostante sia indagata con l’accusa di aver ucciso la madre Rosina Carsetti, ieri ha alzato le saracinesche della sua attività e si è messa dietro al bancone. Ripete di non avere nessuna voglia di parlare, ma allo stesso tempo respinge le accuse che le sono state rivolte, insistendo sulla tesi della rapina. La stessa tesi che lei, suo padre Enrico e suo figlio Enea Simonetti hanno esposto ai carabinieri la sera della vigilia, dopo che dalla loro villetta di Montecassiano era partita la chiamata al...

di Giancarlo Falcioni

"Ma quali maltrattamenti, la nostra è una famiglia normalissima. Ci accusano dopo la violenza che noi abbiamo subìto, siamo vittime due volte". Arianna Orazi, 48 anni, parla da uno stanzino all’interno della sua rivendita di autoricambi a Macerata. Nonostante sia indagata con l’accusa di aver ucciso la madre Rosina Carsetti, ieri ha alzato le saracinesche della sua attività e si è messa dietro al bancone. Ripete di non avere nessuna voglia di parlare, ma allo stesso tempo respinge le accuse che le sono state rivolte, insistendo sulla tesi della rapina. La stessa tesi che lei, suo padre Enrico e suo figlio Enea Simonetti hanno esposto ai carabinieri la sera della vigilia, dopo che dalla loro villetta di Montecassiano era partita la chiamata al 118. I tre non arretrano dalla loro posizione: uno sconosciuto sarebbe entrato in casa, avrebbe legato Enrico e Arianna, per poi fuggire con mille o duemila euro. Solo più tardi, al rientro di Enea, sarebbe stato scoperto il cadavere della 78enne "Rosy". Un racconto che, però, non convince gli inquirenti, specie dopo che è emerso che la vittima aveva chiesto aiuto al Centro antiviolenza di Macerata. E stando alle prime risultanze dell’autopsia, la morte sarebbe avvenuta per soffocamento attorno alle 17, oltre due ore prima che scattasse l’allarme.

Arianna Orazi, la rapina c’è stata?

"Quello che ho detto è tutta la verità".

Chi indaga dubita che questo rapinatore ci sia...

"Lo vedremo... magari quando troveranno qualcosa, perché al momento non mi pare si siano impegnati tanto".

Non lo stanno cercando?

"Eh, no".

Come è avvenuta l’aggressione?

"Non lo posso dire. Sono a pezzi. Oltre al dispiacere per la morte di mia madre, dobbiamo subire pure tutto questo".

Le accuse sono gravissime...

"Non conta la violenza che abbiamo subìto? Io e mio padre siamo stati legati e picchiati".

Quali lesioni avete riportato?

"Non posso dire niente".

Le amiche di sua madre hanno raccontato che Rosina era segregata in casa.

"Sono state dette tante cose. Ma le situazioni familiari le conosce solo chi sta in famiglia".

Quindi non è vero che era segregata?

"No".

Doveva esserci qualcosa se sua madre si è rivolta al Centro antiviolenza...

"Fatevi delle domande. Verificate l’attendibilità delle persone che hanno detto queste cose. Al Centro antiviolenza vanno le persone picchiate, maltrattate: qui siamo lontani anni luce. Una donna ci ha accusato rimanendo anonima. Se uno pensa di dire la verità ci mette la faccia".

Qualcuno ce l’ha messa.

"Sì, ma sono persone che non conosco. Non so chi frequentava mia madre, non so cosa le avevano messo nella testa queste due persone che aveva conosciuto ultimamente. Ho appreso queste cose da quello che scrivete voi".

Sua madre non ha subito maltrattamenti?

"Ma sta scherzando? Noi siamo una famiglia normale, normalissima. Non capisco questo accanimento da parte di persone che non ci conoscono".

Vi ritenete vittime due volte?

"Beh, direi. Lei che dice? Secondo lei se avessi avuto qualcosa da nascondere, questa (ieri, ndr) mattina starei qui? Come tutte le mattine, io sono venuta a lavorare, anche se col dispiacere e con tutto quello che comporta questa situazione. Indosso gli stessi vestiti della vigilia di Natale, perché non posso entrare in casa (la villetta è sotto sequestro, ndr). Io sto qui, non ho niente da nascondere. Io, mio padre e mio figlio abbiamo detto la verità. Vado a testa alta, se a qualcuno non va bene è un problema suo".

Sul web l’hanno già condannata...

"Non mi frega niente dei social. Non mi dà fastidio, perché l’importante è che io sia nel giusto. Le amiche che avevo restano, nessuno mi ha voltato le spalle. Lo stesso gli amici di mio figlio. Sono tutti con me perché mi conoscono, nessuno mi ha abbandonato. Non ho neanche letto, ma quante persone hanno parlato di questi maltrattamenti? Quattro? Cinque? Io potrei portarne cento che dicono tutto il contrario".