Pietro Santapaola centrocampista, classe 2003, giocava in Serie D nel Licata
Pietro Santapaola centrocampista, classe 2003, giocava in Serie D nel Licata
di Nino Femiani Cacciato dalla "rosa" perché ha un cognome che evoca la stagione delle stragi e della mattanza mafiosa? È proprio così, a sentire Pietro Junior Santapaola, 18 anni a novembre, giovane promessa del calcio messinese, che fino a qualche giorno fa militava nella Primavera del Cosenza Calcio. La mamma del giovane ha presentato, infatti, attraverso il suo avvocato, Salvatore Silvestro, una denuncia contro il Cosenza Calcio e, ovviamente, il suo presidente, Eugenio Guarascio. L’accusa? Aver estromesso dal club calabrese il baby-calciatore perché il suo cognome è di quelli che non si...

di Nino Femiani

Cacciato dalla "rosa" perché ha un cognome che evoca la stagione delle stragi e della mattanza mafiosa? È proprio così, a sentire Pietro Junior Santapaola, 18 anni a novembre, giovane promessa del calcio messinese, che fino a qualche giorno fa militava nella Primavera del Cosenza Calcio. La mamma del giovane ha presentato, infatti, attraverso il suo avvocato, Salvatore Silvestro, una denuncia contro il Cosenza Calcio e, ovviamente, il suo presidente, Eugenio Guarascio.

L’accusa? Aver estromesso dal club calabrese il baby-calciatore perché il suo cognome è di quelli che non si dimenticano facilmente. Il padre del golden-boy dello Stretto, infatti, è stato accusato per fatti di mafia a Messina (condannato in primo grado a 12 anni) ed è parente del famigerato Nitto, un tempo ras di Catania. Quest’ultimo, 82 anni, è il suo prozio, ed è in carcere, condannato a numerosi ergastoli per le stragi di via D’Amelio, di Capaci e anche per l’omicidio del giornalista Pippo Fava. Il campioncino in erba si ribella all’album di famiglia che non ha nulla a che vedere con quello dei calciatori: "La mafia mi fa schifo, mai avuto nulla a che fare con organizzazioni criminali".

La domanda che ci si pone è questa: le colpe dei padri possono ricadere sui figli? Se fosse vera la storia del giovane sembrerebbe che il Cosenza, squadra che milita nella cadetteria di serie B, abbia emarginato Pietro, impedendogli di effettuare gli allenamenti e non convocandolo per il match con la Salernitana del 6 marzo, poi rinviato. "Pietro dal 3 marzo è stato del tutto allontanato dalla squadra esclusivamente alla luce dei precedenti del padre — spiega l’avvocato Silvestro —. È stato trattato come un criminale, ghettizzato, e quando ho chiesto spiegazioni via mail al presidente del Cosenza non ho ricevuto alcuna risposta. Inoltre, la decisione, non gli è stata comunicata da Guarascio, bensì da altri dirigenti". "Pietro è distrutto — conclude il legale —, fino a giugno non potrà essere tesserato da nessuna altra squadra, il suo contratto non è stato rescisso". Silvestro, oltre a presentare la denuncia ai carabinieri di Messina, ha trasmesso gli atti anche alla Procura di Cosenza. Lo stesso esposto è stato poi inoltrato alla Figc, alla Procura federale e alla Lega di B.

Intanto Pietro Jr, arrivato il 3 gennaio dal Licata, ha dovuto lasciare il convitto dove viveva a Cosenza e far ritorno a casa. Possibile che si arrivi a privare un ragazzo del suo sogno per questioni di parentela? Appare davvero difficile credere ad uno scenario di questo tipo, visto che ci sono stati anche in serie A calciatori che hanno parenti legati o contigui alla mafia. Per il momento la dirigenza rossoblù oppone un muro di gomma. Il presidente Guarascio, imprenditore ed editore, da dieci anni al vertice del club, e sostenitore dei principi di legalità, resta in silenzio. Tuttavia appare curioso che, proprio dieci giorni fa, sia stato esonerato il tecnico della Primavera, Emanuele Ferraro, sostituito con quello dell’under 17. Una semplice coincidenza?