Nonostante la sentenza che ha riconosciuto in base alla Convezione dell’Aja la ragione della zia paterna di Eitan, Aya Biran Nirko, i contrasti con la famiglia materna del bambino, i Peleg, non si attenuano, anzi. Questa volta oggetto del contendere è "l’intesa temporanea" che, nella udienza preliminare dell’11 settembre scorso al Tribunale della Famiglia di Tel Aviv, vide – favorito dalla giudice Iris Ilotovich Segal – un affidamento congiunto del bambino di 3 giorni a settimana in alternanza tra le due famiglie. I legali del nonno Shmuel Peleg sono andati ieri all’attacco denunciando al Tribunale – che deve decidere sulla questione – la mancata restituzione lunedì di Eitan da parte della zia in ottemperanza a quell’accordo. Accordo che – secondo quanto si è appreso – non è stato citato nella sentenza che l’ambasciatore di Israele in Italia Dror Eydar ha invocato come "una testimonianza dell’indipendenza del sistema legale in Israele". Una decisione che i Peleg hanno invece bollato – in base a quella che loro definiscono una violazione di quell’intesa – come "un’arma micidiale nelle mani di Aya Biran".