A destra, Edward Norton e, a sinistra, Matt Damon nel film del 1998 ’Il giocatore’
A destra, Edward Norton e, a sinistra, Matt Damon nel film del 1998 ’Il giocatore’
Il gioco d’azzardo illegale irrompe grazie alla spinta della pandemia. Il crollo del fatturato del settore lecito, con una spesa ridotta del 33,5% e il gettito erariale del 70%, ha lasciato campo libero al mercato nero del gioco. Inoltre, nel mercato del gioco fisico, il più colpito dalle conseguenze del Covid-19, la spesa si è ridotta del 41,7%, con evidenti travasi versi i canali illegali. Sono alcuni dei risultati del primo Rapporto di ricerca del progetto sul Gioco, curato da Luiss Business School e Ipsos e presentato nel corso dell’incontro su "Il gioco in Italia tra legalità e illegalità". L’anno scorso il 67,7% della popolazione italiana maggiorenne, ossia 31.350.000 persone, hanno effettuato qualche tipo di gioco. Ma sono stati circa 4,4 milioni i giocatori illegali – derivanti da modalità off line (3.240.000...

Il gioco d’azzardo illegale irrompe grazie alla spinta della pandemia. Il crollo del fatturato del settore lecito, con una spesa ridotta del 33,5% e il gettito erariale del 70%, ha lasciato campo libero al mercato nero del gioco. Inoltre, nel mercato del gioco fisico, il più colpito dalle conseguenze del Covid-19, la spesa si è ridotta del 41,7%, con evidenti travasi versi i canali illegali. Sono alcuni dei risultati del primo Rapporto di ricerca del progetto sul Gioco, curato da Luiss Business School e Ipsos e presentato nel corso dell’incontro su "Il gioco in Italia tra legalità e illegalità". L’anno scorso il 67,7% della popolazione italiana maggiorenne, ossia 31.350.000 persone, hanno effettuato qualche tipo di gioco. Ma sono stati circa 4,4 milioni i giocatori illegali – derivanti da modalità off line (3.240.000 individui) e on line (1.760.000 individui), 600mila dei quali evidentemente ricadono nella dimensione dell’illegalità per entrambi i canali di gioco.

Lo psicologo Luca Pisano, esperto degli atteggiamenti on line e capo dell’Osservatorio Cybercrime Sardegna, analizza: "La ludopatia era già prima del Covid un’emergenza, ora è diventata una catastrofe, l’ultima ondata delle conseguenze del lockdown. La crescita del gioco illegale? Un fenomeno spiegabile nella presenza delle subculture digitali. Un’ipotesi confermata anche da uno studio, in corso di pubblicazione, di Iares Acli. Le subculture digitali normalizzano la devianza e la criminalità al punto da trasformare la devianza in una non-devianza. Di conseguenza la devianza è spesso normalizzata, talvolta legittimata. Si rileva, infatti, un rapporto piuttosto controverso con le norme che sono considerate come il limite che è corretto rispettare ma allo stesso tempo, se eccessivamente restrittivo, anche violare. La devianza, in questa prospettiva, acquisisce una connotazione negativa solamente se i comportamenti trasgressivi sono manifestati dagli altri".

Da un punto di vista sociodemografico, i giocatori illegali sono prevalentemente uomini (71%), mediamente più giovani del totale dei giocatori (età media 41 anni contro 47 dei giocatori negli ultimi 12 mesi), risiedono un po’ di più nel Sud e Isole (44% contro 38% giocatori negli ultimi 12 mesi). Il giocatore illegale non è un soggetto ai margini della società, bensì una persona ben integrata nel tessuto sociale, con molteplici interessi: nel 72% dei casi lavora (a fronte del 58% della media dei giocatori), nel 14% dei casi ha un tenore sopra la media (contro il 7% della media dei giocatori); dichiara un livello di attivismo culturale e sociale superiore alla media (il 43% dei giocatori illegali pratica volontariato, il 46% partecipa ad associazioni culturali, il 50% fa donazioni).

"Le indagini condotte in tutta Italia dimostrano che le mafie entrano nei settori che appaiono più remunerativi e, in particolare, in quelli che consentono di raggiungere il massimo dei profitti incorrendo nel minor rischio. Il gioco è uno di questi. Ancora di più oggi, dopo la pandemia, con le mafie che hanno molti più soldi da investire degli operatori economici legali", è l’allarme lanciato dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho. Secondo alcune stime, il fatturato del gioco illegale nel nostro Paese supera i 20 miliardi di euro, "cifra solo in apparenza enorme – ha osservato il procuratore nazionale – visto che una sola indagine ha portato al sequestro di società, conti correnti e immobili per quasi un miliardo".

Il giudizio sul gioco illegale denota una certa indulgenza da parte di molti giocatori: solo 2 italiani su 3 ritengono che si possano avere problemi con la legge, percentuale che scende a 1 su 2 tra i giocatori dei canali illegali. Ma la tolleranza rispetto ai comportamenti illegali sembra essere in contrasto col percepito generale del gioco illegale, che è considerato un problema serio dall’86% degli italiani e persino dal 69% dei giocatori dei canali illegali. "Speriamo di dare presto una legge quadro al settore giochi insieme all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, non lo si può lasciare con regole non certe", così il sottosegretario all’Economia con delega ai giochi Claudio Durigon.