Mario Draghi, romano, classe 1947, siede a Palazzo Chigi dal 13 febbraio
Mario Draghi, romano, classe 1947, siede a Palazzo Chigi dal 13 febbraio
di Ettore Maria Colombo Convocato alle dieci di mattino, slittato a metà pomeriggio, alle ventuno e trenta de la tarde, come avrebbe detto il Poeta (García Lorca), uno dei Consigli dei ministri più importanti del governo Draghi (il secondo in tre giorni), ancora non era iniziato. Sembrava di essere tornati ai tempi dei Cdm di Conte I e II. . Certo, di motivi, per lo slittamento, ve ne erano di corposi. Il braccio di ferro con la Ue, innanzitutto, che si svolge via Zoom e che si sblocca solo grazie a Draghi. E il braccio di ferro tra Draghi e i partiti che ne compongono la ‘strana’ maggioranza, sulla ripartizione dei soldi (209 miliardi) che il Recovery Plan o Pnrr dell’Italia: 300 pagine...

di Ettore Maria Colombo

Convocato alle dieci di mattino, slittato a metà pomeriggio, alle ventuno e trenta de la tarde, come avrebbe detto il Poeta (García Lorca), uno dei Consigli dei ministri più importanti del governo Draghi (il secondo in tre giorni), ancora non era iniziato. Sembrava di essere tornati ai tempi dei Cdm di Conte I e II. .

Certo, di motivi, per lo slittamento, ve ne erano di corposi. Il braccio di ferro con la Ue, innanzitutto, che si svolge via Zoom e che si sblocca solo grazie a Draghi. E il braccio di ferro tra Draghi e i partiti che ne compongono la ‘strana’ maggioranza, sulla ripartizione dei soldi (209 miliardi) che il Recovery Plan o Pnrr dell’Italia: 300 pagine arrivate tardi, sul tavolo dei ministri e dei partiti, anche se, a mezzanotte, il "Pnrr, nel suo complesso è chiuso". Il match interno è finito in sostanziale pareggio: i partiti (tutti: Lega, M5s, Pd, FI, Iv, LeU) hanno chiesto e ottenuto – chi più, chi meno – qualcosa: M5S e FI il Superbonus rinnovato fino al 2023 e per cui, ha detto il ministro Franco, "garantisco io". Ancora FI i fondi per il Sud (il 40% del complesso) e per la riforma degli statali. Il Pd invece le clausole di condizionalità per l’occupazione di donne e giovani. Più moderato su questo dossier il pressing della Lega.

Il primo motivo del rinvio del Cdm, però, è stato ‘esogeno’: la trattativa con la Commissione Ue, condito dalla doppia telefonata tra Draghi, la Von der Leyen e il suo vice, il falco Dombrovskis. Il ‘negoziato a distanza’ con la Ue è servito per superare le resistenze della Commissione sull’attuazione delle riforme strutturali, contenute nel Pnrr, specie quella sulla concorrenza. Le quattro riforme strutturali (giustizia, Pa, semplificazione e concorrenza), più il fisco, non convincevano: la Ue voleva i dettagli e i tempi, poi ha anche sollevato obiezioni in tema di ambiente e sviluppo sostenibile, poco presenti nel nostro Pnrr. Ottenuto il via libera da Bruxelles, Draghi ammetterà poi: "Senza la vocazione green e digitale il piano non sarebbe mai passato".

"Il Piano – si leggerà poi nel comunicato del Consiglio dei ministri – è in piena coerenza con i sei pilastri del Next generation Eu e soddisfa i parametri fissati dai regolamenti europei, con una quota di progetti verdi pari al 40% e di progetti digitali del 27%". E ancora: "Il 40% circa delle risorse sono destinate al Sud, a testimonianza dell’attenzione al riequilibrio territoriale. Il Piano è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione e occupazione dei giovani e contribuisce a ciascuno dei 7 progetti di punta della Strategia sulla crescita sostenibile Ue. Gli impatti ambientali indiretti sono stati valutati e la loro entità minimizzata".

Dal punto di vista politico, i 5 Stelle, una furia finché non è stata messa nero su bianco la riconferma del Superbonus, forse sono quelli che stavolta hanno ottenuto un po’ più degli altri: incentivi per la casa prorogati fino al 2023. Di Maio – uscito da ieri dal suo personale letargo sulla politica interna – s’intesta il successo. Il Pd segue a ruota. Poi chiede, blandamente, più attenzione per i giovani, le donne, il Sud. Aria fritta. La Lega – che vive i litigi come inviti a nozze – stavolta ci va giù piano, ma s’accoda. FI chiede "correttivi, sennò è il piano di Conte", Iv pure, solo LeU difende il Mef (e Draghi). Infine, il governo presenterà al Parlamento "entro il 31 luglio 2021" una legge di delega sulla riforma del fisco da attuarsi attraverso uno o più decreti legislativi delegati.