Il titolare della Farnesina Luigi Di Maio, 35 anni, ieri durante il collegamento al Meeting di Rimini
Il titolare della Farnesina Luigi Di Maio, 35 anni, ieri durante il collegamento al Meeting di Rimini
di Antonella Coppari Stavolta Luigi Di Maio deve fare davvero il ministro degli Esteri. Non è questione di bagni al mare mentre Kabul veniva espugnata: quella è propaganda. Il fatto è che, sin qui, non si è mai trovato in una condizione tale da doversi mettere alla prova come capo della Farnesina. Ora le cose sono diverse e smessi i bermuda, raccoglie la sfida. La situazione è complicata, perché la crisi afghana può fare deflagrare contraddizioni latenti e Di Maio cerca di tenersi in equilibrio. Se Biden – facendo fronte con il premier britannico Johnson – ha insistito per incaricare il G7 della trattativa con i talebani, l’ex leader dei 5Stelle in collegamento con il Meeting di Cl dalla sala dell’Unità di crisi della Farnesina, si...

di Antonella Coppari

Stavolta Luigi Di Maio deve fare davvero il ministro degli Esteri. Non è questione di bagni al mare mentre Kabul veniva espugnata: quella è propaganda. Il fatto è che, sin qui, non si è mai trovato in una condizione tale da doversi mettere alla prova come capo della Farnesina. Ora le cose sono diverse e smessi i bermuda, raccoglie la sfida. La situazione è complicata, perché la crisi afghana può fare deflagrare contraddizioni latenti e Di Maio cerca di tenersi in equilibrio. Se Biden – facendo fronte con il premier britannico Johnson – ha insistito per incaricare il G7 della trattativa con i talebani, l’ex leader dei 5Stelle in collegamento con il Meeting di Cl dalla sala dell’Unità di crisi della Farnesina, si schiera, con la dovuta diplomazia ma nettamente, a fianco dell’Europa, rilanciando la linea indicata per primo da Draghi, diversa da quella americana.

Ovvero: il G20 deve condurre le danze. "Ben venga il G7 straordinario convocato domani ma il G20 ha al tavolo attori come Russia, Cina e India, che rappresentano un punto cruciale della strategia complessiva rispetto all’Afghanistan". Sta lavorando con il presidente del consiglio per realizzare una riunione straordinaria a metà settembre dei 20 Stati che assieme rappresentano l’80% del Pil mondiale e il 60% della popolazione, per discutere di stabilità dell’Afghanistan, diritti umani, cessazione delle violenze e gestione comune di eventuali flussi umanitari. Intanto, ricorda coma la priorità sia mettere al riparo chi ha lavorato gomito a gomito con noi in questi anni.

"Abbiamo evacuato finora 1.600 civili afghani, nostri ex collaboratori e loro familiari – racconta di Maio –. Il piano è di trasferirne in Italia 2.500" entro il 31 agosto. Quanto all’accoglienza per altri fuggitivi, se la cava con un "riguarda l’Europa". Lo dice nelle ore in cui il premier conservatore sloveno, Janez Jansa – presidente di turno Ue – annuncia che l’Unione non aprirà corridoi per i profughi: "Non è compito della Ue o della Slovenia aiutare e pagare per tutti coloro che fuggono nel mondo". Parole che suscitano un vespaio di polemiche: a riassumere gli umori provvede il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli: "Non spetta a lui decidere cosa farà l’Unione".

Più accorto del suo ’futuro leader’ Giuseppe Conte, nel frattempo, il ministro degli Esteri evita goffe aperture di credito nei confronti dei talebani. Si limita ad enunciare l’ovvio: "Il terrorismo non deve tornare ad annidarsi in Afghanistan. Sarà fondamentale che la comunità internazionale contrasti i traffici di droga". Inutile fare fughe in avanti, ipotizzando ora dialoghi e negoziati: è il suo vice alla Farnesina, Benedetto Della Vedova (+Europa), a illustrare la linea: "Il confronto per capire se ci sono le condizioni per mettere in sicurezza le persone è doveroso, e non ha niente a che vedere con un riconoscimento politico-diplomatico, per cui non ci sono le condizioni. Sul futuro vedremo; resto molto scettico, viste le tante promesse svanite nel nulla e il divario, anche in questi giorni, tra le parole dei talebani e i fatti sul terreno".

Certo, Di Maio non rinuncia a incassare: è nota la contrarietà dei 5Stelle alle missioni. "Bisognerà interrogarsi sugli errori dell’Occidente". Inevitabilmente, la batosta subita dagli Usa è destinata a ridisegnare gli equilibri dell’alleanza occidentale: un capitolo che coinvolge direttamente il ministro: fu lui, ai tempi del governo Conte bis, a intavolare un dialogo serrato con la Cina. Biden aveva imposto una secca battuta d’arresto, ma ora vede la possibilità di mischiare le carte: Occidente sì, senza distinguo, ma un Occidente non all’ordine di Washington bensì indirizzato "verso un multilateralismo imperniato sull’Onu".