Il crocifisso coperto con il nastro adesivo nel seggio di Signa (Germogli)
Il crocifisso coperto con il nastro adesivo nel seggio di Signa (Germogli)

Signa (Firenze), 10 giugno 2019 - Due strisce di nastro adesivo a coprire il Cristo in croce. Gesto consentito dalla legge quello compiuto dalla presidente di un seggio elettorale in una scuola media di Signa, comune dell’hinterland fiorentino dove ieri si è tenuto il turno di ballottaggio per l’elezione del nuovo sindaco ma che, fin dal pomeriggio, ha fatto discutere non poco sui social con decine e decine di condivisioni su Facebook della foto ‘incriminata’. A postare l’immagine è stato il segretario della Lega della Piana fiorentina Filippo La Grassa: "Sono stato avvertito dalla nostra rappresentante di lista – racconta – e mi sono recato personalmente ad appurare la cosa e ho visto che in effetti il crocifisso era coperto. Credo che questo gesto, compiuto fra l’altro dalla presidente di seggio che è la moglie del candidato sindaco Pd Giampiero Fossi (che è stato eletto con oltre il 60% dei voti), sia grave perché offende la maggior parte dei signesi e degli italiani, è un voler discriminare la maggioranza. È vero la legge dà la possibilità di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche in cui si effettua il voto e la polizia ci ha confermato che la presidente poteva farlo, ma trovo questa scelta di una incredibile miopia".
 
Polemica nella polemica anche il rapporto ‘strettissimo’ della presidente di seggio con uno dei due candidati in lizza quello del centrosinistra opposto a Vincenzo De Franco sostenuto da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia: "Anche in questo caso – prosegue La Grassa – non c’è niente di formalmente sbagliato, magari visto che il marito è uno dei due contendenti sarebbe stato elegante rinunciare all’incarico". In effetti, stando a riscontri puntualmente arrivati sui social, il crocifisso nell’aula signese è rimasto coperto per poco.

Dopo la polemica scatenata il nastro adesivo è stato infatti rimosso e, nel seggio, come nelle ore precedenti la ‘scoperta’ è proseguita l’attività degli scrutatori. La scelta di oscurare il simbolo per eccellenza della religione cristiana sarebbe derivato da un duplice motivo: dalla volontà di rispettare le diverse sensibilità religiose, ma anche di rispettare la laicità dello Stato. Volontà ribadita da una sentenza del marzo 2017 del giudice Paolo Siragusano del Tribunale di Modena che, richiamando al dettame della Costituzione che appunto garantisce la laicità dello Stato, aveva rigettato l’idea che togliere (o coprire come in questo caso) il crocifisso sia configurabile come un atto censurabile.
 
Infatti l’immagine, pur simbolica, potrebbe, in qualche modo, perturbare le decisioni degli elettori facendo venire meno la ‘neutralità’ del luogo. "La trovo una polemica sterile – replica Giampiero Fossi –. Io sono cattolico, apostolico romano come la mia famiglia, quei crocifissi li ho messi e addirittura pagati di tasca mia nel 2009 perché all’epoca mancavano diversi crocifissi nelle scuole. Il presidente di seggio poi è all’interno di un albo individuato dal prefetto ed è carica obbligatoria. Mia moglie dopo alcune segnalazioni anche degli anni scorsi ha applicato semplicemente la legge. Ci stanno arrivando minacce terribili anche sui social. È una cosa grave hanno voluto colpire me attraverso mia moglie, vedrò come tutelarmi nelle sedi opportune".