"I numeri attuali dei contagi sono dovuti a focolai isolati che si accendono in varie parti della penisola. Sottolineano che il virus c’è, continua a serpeggiare, senza diffondersi come in un recente passato". Così Massimo Galli, Ospedale Sacco di Milano, past president della Società italiana malattie infettive. "Tutto sta nella capacità di individuare tempestivamente la presenza del virus per evitare una ulteriore espansione. Misure...

"I numeri attuali dei contagi sono dovuti a focolai isolati che si accendono in varie parti della penisola. Sottolineano che il virus c’è, continua a serpeggiare, senza diffondersi come in un recente passato". Così Massimo Galli, Ospedale Sacco di Milano, past president della Società italiana malattie infettive. "Tutto sta nella capacità di individuare tempestivamente la presenza del virus per evitare una ulteriore espansione. Misure come la quarantena saranno necessarie nei casi indicati. Teniamo alta la guardia per evitare sorprese".

Cosa sta cambiando nel rapporto tra contagi e decessi?

"L’età media dei portatori del virus si abbassa. Sono persone che hanno avuto frequentazioni per motivi ricreativi in luoghi affollati, o che provengono da ambienti di lavoro dove sono presenti focolai aziendali. Ovviamente parliamo di soggetti più giovani rispetto a quando c’era la grande epidemia, quando venivano sottoposte a tampone e ricoverate persone avanti negli anni con problemi di salute di varia natura".

Come si spiega il passaggio generazionale?

"Oggi gli anziani stanno molto attenti, si proteggono, evitano luoghi sovraffollati. Meno persone anziane infettate significa anche meno morti. Questo conferma oltretutto i risultati dello studio nazionale, vale a dire che abbiamo un numero di infettati sei-sette volte maggiore rispetto quello ufficialmente riscontrato".

Cosa altro comporta questa discrepanza nelle statistiche?

"Considerando i casi che prima mancavano all’appello viene fuori un tasso di letalità inferiore. Questo perché i test venivano fatti principalmente alle persone gravi, diversamente da quanto accadeva in altre realtà come la Germania. Ma come si è potuto vedere, i dati sono in linea con quanto registrato in Spagna, in Francia, in altri contesti europei, dove in seguito ad allarmi di varia natura si è prospettato il rischio di ulteriori chiusure".

Cosa dobbiamo aspettarci?

"La mia impressione è che siamo messi meglio, fintanto che identifichiamo i focolai e li fermiamo con misure di contenimento e cautele. Ma non siamo ancora al momento in cui potersi permettere treni e mezzi di trasporto stipati, occorrerà trovare sistemi alternativi per spostare gente al lavoro, a scuola".