"Con questo materiale casca tutto". Tre anni dopo il crollo del ponte di Genova un’intercettazione sconcertante accende i fari su un altro viadotto. Si chiama Morandi come il primo, con cui condivide il progettista, ma si trova a Catanzaro. Gli addetti ai lavori di manutenzione dell’infrastruttura calabrese sono stati registrati mentre parlavano al telefono della malta scadente utilizzata per risparmiare sui costi. In sei sono finiti nelle maglie dell’operazione Brooklyn condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato al sequestro, con facoltà d’uso del ponte e della galleria Sansinato sulla statale 280 "dei due mari". Quattro gli arrestati: due fratelli...

"Con questo materiale casca tutto". Tre anni dopo il crollo del ponte di Genova un’intercettazione sconcertante accende i fari su un altro viadotto. Si chiama Morandi come il primo, con cui condivide il progettista, ma si trova a Catanzaro. Gli addetti ai lavori di manutenzione dell’infrastruttura calabrese sono stati registrati mentre parlavano al telefono della malta scadente utilizzata per risparmiare sui costi.

In sei sono finiti nelle maglie dell’operazione Brooklyn condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato al sequestro, con facoltà d’uso del ponte e della galleria Sansinato sulla statale 280 "dei due mari". Quattro gli arrestati: due fratelli imprenditori, Eugenio e Sebastiano Sgromo e un ispettore della Guardia di finanza, Michele Marinaro, in carcere e Rosa Cavaliere, collaboratrice dei due imprenditori ai domiciliari. Per altri due indagati è stata disposta l’interdizione dalla professione: Silvio Baudi, di 43 anni, ingegnere, dipendente Anas (sei mesi), e Gaetano Curcio, di 42, geometra (nove mesi). Il Gip di Catanzaro che ha firmato le ordinanze ha anche disposto il sequestro preventivo di tre società di costruzione e di oltre 200mila euro quale profitto dei reati contestati che sono, a vario titolo, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, corruzione in atti giudiziari, associazione per delinquere, frode nelle pubbliche forniture, con l’aggravante di aver agevolato associazioni di tipo mafioso.

Le indagini dei finanzieri hanno permesso di acquisire gravi indizi a carico dei due imprenditori attivi nel settore delle costruzioni e dei lavori stradali, ritenuti vicini ad una cosca di ‘ndrangheta del Lametino come emerso nell’ambito dell’operazione "Basso Profilo" e come confermato da un pentito. I due, evidentemente consapevoli del rischio di incorrere in misure di prevenzione di natura patrimoniale, hanno dato vita a società intestate fittiziamente alla loro collaboratrice mantenendone, però, il controllo di fatto. Ed è stata proprio una di queste società ad aggiudicarsi i lavori di manutenzione straordinaria per il ripristino del calcestruzzo del ponte Morandi e di rifacimento dei muri di un tratto della Strada statale 280. Da qui, per superare problemi finanziari, con la complicità del direttore dei lavori e di un ingegnere dell’Anas, l’utilizzo nelle lavorazioni di un tipo di malta scadente e più economico di quello inizialmente utilizzato, come emerge anche dal breve dialogo, agli atti, con un fornitore.

In carcere è finito anche un ispettore della Guardia di Finanza, già coinvolto nell’operazione "Rinascita-Scott", ora indagato per corruzione in atti giudiziari e rivelazione di segreto d’ufficio che, quando era in servizio alla Dda di Catanzaro, in cambio di utilità di vario genere, avrebbe informato costantemente i fratelli Sgromo dello sviluppo del procedimento nei loro confronti. L’Anas, proprietaria dell’infrastruttura oggetto da anni di lavori, in relazione al sequestro probatorio ha reso noto di essere stata nominata custode giudiziario dell’infrastruttura "al fine di garantire il corretto mantenimento delle opere per le ulteriori verifiche da parte dell’Autorità giudiziaria e per assicurare la continuità nell’uso delle opere aperte al traffico". L’azienda, inoltre, ha manifestato la disponibilità a fornire tutta la "necessaria collaborazione agli inquirenti", confermando "la sicurezza statica delle opere, poiché - è precisato in un comunicato - il sequestro riguarda il risanamento di alcune porzioni delle infrastrutture, senza impatto per la viabilità. Entrambe le opere sono aperte al traffico".

red.int.