Il 55enne francese Rémy Daillet-Wiedemann è padre di sette figli
Il 55enne francese Rémy Daillet-Wiedemann è padre di sette figli
di Giovanni Serafini Voleva rovesciare il governo francese, occupare l’Eliseo, cacciare Macron e prendere il potere: un progetto di colpo di Stato da operetta, tanto patetico quanto paranoico, concepito da un complottista di professione, Remy Daillet-Wiedemann, che viveva oltretutto a diecimila chilometri di distanza da Parigi, in Malesia. Ci sarebbe da ridere se dietro questo torbido feuilleton non ci fosse una realtà popolata di nazisti, ultranazionalisti, gilet gialli, antiabortisti, nemici della 5G, No vax e via dicendo: la stessa accozzaglia di estremisti che abbiamo visto all’opera nell’America di Trump e che si muove nell’ombra...

di Giovanni Serafini

Voleva rovesciare il governo francese, occupare l’Eliseo, cacciare Macron e prendere il potere: un progetto di colpo di Stato da operetta, tanto patetico quanto paranoico, concepito da un complottista di professione, Remy Daillet-Wiedemann, che viveva oltretutto a diecimila chilometri di distanza da Parigi, in Malesia. Ci sarebbe da ridere se dietro questo torbido feuilleton non ci fosse una realtà popolata di nazisti, ultranazionalisti, gilet gialli, antiabortisti, nemici della 5G, No vax e via dicendo: la stessa accozzaglia di estremisti che abbiamo visto all’opera nell’America di Trump e che si muove nell’ombra anche in altri Paesi.

Incriminato con 14 complici, Daillet si difende dichiarando di aver ’solo’ lanciato qualche appello via internet per una "insurrezione pacifica". Ma le raffiche di messaggi eversivi diffusi per mesi attraverso alcuni social criptati e perfino Youtube dimostrano il contrario. E c’è da chiedersi che cosa aspettassero per intervenire i servizi segreti francesi, che non potevano non sapere. Il piano aveva un nome, ’Operazione Azzurro’, ma non ancora una data precisa. Daillet era riuscito a mettere insieme una rete di 300 militanti e di alcune migliaia di simpatizzanti in tutta la Francia: una vera e propria organizzazione clandestina organizzata in due branche, una civile che aveva il compito di diffondere il ’messaggio’ del capo, e una militare che doveva effettuare il reclutamento e reperire le armi. Questa seconda branca era diretta da due ex alti ufficiali dell’Armée, uno dei quali, il colonnello Christophe M., decorato con la Legion d’onore.

Secondo i progetti di Daillet le ’cellule combattenti’ dovevano attaccare la Camera e il Senato, occupare le sedi radiotelevisive ed espugnare l’Eliseo per permettere al ’guru complottista’ di pronunciare un megadiscorso contro "il governo genocida del vaccino che uccide". Inevitabile a questo punto, secondo i ’congiurati’, la rivolta popolare… Qualcosa del genere lo si era già sentito in passato nei proclami dei gilet gialli, che per un anno e mezzo hanno sconvolto i sabati parigini invocando la cacciata di Macron: è la stessa posizione delirante delle ’cellule alsaziane’ di Daillet, che nei social inneggiavano ad Hitler e meditavano di far esplodere i locali di una loggia massonica; altri si proponevano invece di colpire la popolazione musulmana avvelenando la carne halal e attaccando le donne velate; c’era perfino chi immaginava di uccidere Macron con un coltello di ceramica. Tutti questi individui, alcuni psicologicamente fragili, altri inseriti in posti di responsabilità, avevano in comune l’odio per il vaccino.

Cinquantacinque anni, padre di 7 figli, rifugiato illegalmente da vent’anni nell’isola di Langkawi, figura di punta degli ambienti antisistema, Daillet è stato estradato due mesi fa dalla Malesia e incarcerato a Parigi: è accusato di essere coinvolto nel rapimento della piccola Mia, 8 anni, sequestrata da un gruppo di malviventi il 13 aprile scorso a casa della nonna in un villaggio dei Vosgi e ritrovata sana e salva in uno squat cinque giorni dopo. Due giorni fa la nuova incriminazione, a proposito dell’Operazione Azzurro, per appartenenza ad associazione terroristica e criminale.