Marcella Cocchi Anche se pochi nell’ambiente credono davvero alle ragioni private della rinuncia di Gabriele Albertini, bisogna riconoscergli che ha lasciato il segno con le sue parole. C’è molta umanità in quel "ultimo ottavo di vita media" – proprio così ha detto – che lui desidererebbe trascorrere con la moglie...

Marcella

Cocchi

Anche se pochi nell’ambiente credono davvero alle ragioni private della rinuncia di Gabriele Albertini, bisogna riconoscergli che ha lasciato il segno con le sue parole. C’è molta umanità in quel "ultimo ottavo di vita media" – proprio così ha detto – che lui desidererebbe trascorrere con la moglie Giovanna e non con le scartoffie amministrative, per lo meno non quelle tanto gravose da sindaco. Spesso i ’no’ sono stati nascosti dietro il paravento del privato. Dopo la fine del suo mandato alla Bce, interpellato sul suo futuro, Mario Draghi consigliò di chiedere a sua moglie, ma tutti afferrarono il vero messaggio: non ve lo dico. Quando l’ex rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, rinunciò alla nomina di commissario alla Sanità calabrese non citò il compito difficilissimo, prese a pretesto il veto della moglie (è sempre colpa delle consorti?) che non voleva trasferirsi a Catanzaro.

Ma la verità è che quando ognuno di noi, nel suo ’grande’ o nel suo piccolo, si trova davanti all’autostrada della carriera, quantomeno in cuor suo dovrebbe sapere fino a che punto non restarne asfaltato. Colpisce la sincerità con cui la neo capogruppo Pd, Debora Serracchiani, abbia ammesso che la politica ha schiacciato il suo primo matrimonio. Pochi sono disposti a riconoscere quanto a volte possa essere doloroso infrangere l’equilibrio ideale tra affetti e impegno lavorativo. Ma se perfino mister Facebook, Mark Zuckerberg, uno che qualche interessuccio in ballo ce l’ha, si prese a un certo punto la pausa bebè, vuol dire che, forse, è più moderno parlarne invece che tacerne. Siamo umani, non supereroi.